Il respiro dharmico di Omero nello spazio di Elena
Il respiro dharmico di Omero nello spazio di Elena

Il respiro dharmico di Omero nello spazio di Elena

Di Antonio Busonera

๐€๐Ÿ๐Ÿ๐ž๐ซ๐ฆ๐š๐ซ๐ž ๐œ๐ก๐ž ๐Ž๐ฆ๐ž๐ซ๐จ ๐œ๐จ๐ง๐œ๐ž๐๐š ๐ฉ๐จ๐œ๐จ ๐ญ๐ž๐ฆ๐ฉ๐จ ๐š๐ฅ๐ฅ๐š ๐๐จ๐ง๐ง๐š รจ relativo e particolarmente superficiale ad uno sguardo occidentale, quanto invece รจ oltremodo stupido e falso ad uno sguardo ๐€ฬ„๐ซ๐ฒ๐จ-๐•๐ž๐๐ข๐œ๐จ ๐ž ๐“๐š๐ง๐ญ๐ซ๐ข๐œ๐จ. ๐•๐ข ๐จ๐Ÿ๐Ÿ๐ซ๐จ ๐๐ข ๐ฌ๐ž๐ ๐ฎ๐ข๐ญ๐จ ๐ฎ๐ง’๐ข๐ง๐ฌ๐จ๐ฅ๐ข๐ญ๐š ๐ฅ๐ž๐ญ๐ญ๐ฎ๐ซ๐š; insolita, ma che puรฒ suonare come un ricordo in chi, per sua natura, non puรฒ far altro che leggere sempre oltre il testo, nei suoi abissi e nelle sue vette, soprattutto quando in esse vibra e pulsa vivo spessore.

๐๐ฎ๐š๐ง๐๐จ ๐Ž๐ฆ๐ž๐ซ๐จ ๐Ÿ๐š ๐ฉ๐š๐ซ๐ฅ๐š๐ซ๐ž ๐ฎ๐ง๐š ๐๐จ๐ง๐ง๐š, ๐ฅ๐š ๐Ÿ๐š ๐ฉ๐š๐ซ๐ฅ๐š๐ซ๐ž ๐๐š ๐ƒ๐ž๐š. ๐„๐ฅ๐ž๐ง๐š: intelligente, tessitrice, ironica, che si maledice da sola. Ha piรน coscienza di Paride. ๐€๐ง๐๐ซ๐จ๐ฆ๐š๐œ๐š: la scena con Ettore nel Libro VI รจ il cuore dell’Iliade! Parla di amore, morte e futuro. ๐„ ๐ฉ๐จ๐ข: ๐„๐œ๐ฎ๐›๐š, ๐๐ซ๐ข๐ฌ๐ž๐ข๐๐ž, ๐๐š๐ฎ๐ฌ๐ข๐œ๐š๐š, ๐๐ž๐ง๐ž๐ฅ๐จ๐ฉ๐ž… Ognuna ha una scena che ๐Ÿ๐ž๐ซ๐ฆ๐š il poema. ๐‹๐จ ๐Ÿ๐ž๐ซ๐ฆ๐š. Tutti i sensi sono chiamati a testimoniare quei momenti! ๐Ž๐ฆ๐ž๐ซ๐จ ๐๐šฬ€ ๐ฌ๐ฉ๐š๐ณ๐ข๐จ ๐š๐ฅ๐ฅ๐ž ๐๐จ๐ง๐ง๐ž. ๐ƒ๐šฬ€ ๐ฉ๐ž๐ฌ๐จ ๐š๐ฅ๐ฅ๐ž ๐๐จ๐ง๐ง๐ž. ๐ƒ๐šฬ€ ๐ž๐ฅ๐ž๐ฏ๐š๐ญ๐ž๐ณ๐ณ๐š ๐š๐ฅ๐ฅ๐ž ๐๐จ๐ง๐ง๐ž. ๐ƒ๐šฬ€ ๐ฉ๐ซ๐จ๐Ÿ๐จ๐ง๐๐ข๐ญ๐šฬ€ ๐š๐ฅ๐ฅ๐ž ๐๐จ๐ง๐ง๐ž. Una frase di ๐€๐ง๐๐ซ๐จ๐ฆ๐š๐œ๐š vale dieci discorsi di Agamennone. ๐ˆ๐ง ๐Ž๐ฆ๐ž๐ซ๐จ ๐œ’๐žฬ€ ๐ฉ๐จ๐œ๐จ ๐ฌ๐ฉ๐š๐ณ๐ข๐จ ๐ฉ๐ž๐ซ ๐ฅ๐š ๐๐จ๐ง๐ง๐š? รˆ come il ๐๐š๐ฆ๐š๐ซ๐ฎ: piccolo, ma il suono muove tutto. In Omero, ๐ฅ๐จ ๐ฌ๐ฉ๐š๐ณ๐ข๐จ ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐๐จ๐ง๐ง๐š, come di spazio parla Panikkar, รจ ๐ฅ๐จ ๐ฌ๐ฉ๐š๐ณ๐ข๐จ ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐๐ข๐ฏ๐ข๐ง๐ข๐ญ๐šฬ€, dove il sacro si manifesta. Ci sono perfette basi per una lettura sia ๐ญ๐š๐ง๐ญ๐ซ๐ข๐œ๐š, che ๐šฬ„๐ซ๐ฒ๐จ-๐ฏ๐ž๐๐ข๐œ๐š, e quella di Elena รจ un immenso esempio.

Nel Tantra Elena non sarebbe “colpevole” o “vittima”. Sarebbe vista come ๐’ฬ๐š๐ค๐ญ๐ข che attiva il ๐‹๐ขฬ„๐ฅ๐šฬ„, il gioco cosmico. La sua bellezza esercita una forza di incantamento. La tradizione successiva, fino alla celebre espressione di Christopher Marlowe, farร  del suo volto quello capace di muovere mille navi. Nel Tantra questo รจ ๐ฆ๐šฬ„๐ฒ๐šฬ„ ๐œ๐จ๐ง๐ฌ๐š๐ฉ๐ž๐ฏ๐จ๐ฅ๐ž. Non manipolazione, ma il potere della Dea di far muovere il mondo per farti vedere chi sei davvero. ๐๐š๐ซ๐š๐๐จ๐ฌ๐ฌ๐จ ๐๐ข ๐Œ๐šฬ„๐ฒ๐šฬ„. รˆ insieme ๐Š๐šฬ„๐ฆ๐š, desiderio, e ๐Œ๐จ๐ค๐ฌฬฃ๐š, liberazione. Paride la desidera e perde Troia. Ma รจ proprio quella perdita che fa nascere l’Eneide, l’Odissea, tutta la memoria greca. Il Tantra direbbe: “Lei distrugge per rivelare.”

Anche Omero dice che Elena tesseva a Troia una grande tela con le gesta degli Achei e dei Troiani. Nel Tantra lei tesse il ๐ค๐š๐ซ๐ฆ๐š collettivo non creando la guerra ma rendendola visibile. ๐ƒ๐ซฬฃ๐ฌฬฃ๐ญ๐ข. Il suo sguardo non รจ aggressivo ma assenza e distanza, quella distanza che fa impazzire gli uomini. Nel Tantra รจ lo sguardo della Dea che non si attacca: tu la vedi e proietti su di lei il tuo inferno e il tuo paradiso. ๐„๐ฅ๐ž๐ง๐š รจ ๐’ฬ๐š๐ค๐ญ๐ข ๐๐ข ๐ฉ๐ซ๐จ๐ฏ๐š che appare bella per farti affrontare la tua ombra. Se la vuoi possedere, cadi. Se la vedi come specchio, ti liberi.

Con Elena aryo-vedica il giudizio morale รจ piรน forte, ma non รจ “peccato”. รˆ ๐ซฬฃ๐ญ๐š e ๐š๐๐ก๐š๐ซ๐ฆ๐š. ๐€๐ฉ๐ฌ๐š๐ซ๐šฬ„ / ๐’๐ญ๐ซ๐ขฬ„-๐๐ก๐š๐ซ๐ฆ๐š Elena ha la bellezza nata per muovere re e regni ma ha abbandonato Menelao, ha rotto il dharma coniugale. Dal punto di vista vedico questo crea ๐ซฬฃ๐งฬฃ๐š, debito cosmico. E infatti arriva la guerra, ๐ฉ๐ซ๐šฬ„๐ฒ๐š๐ฌฬฃ๐œ๐ข๐ญ๐ญ๐š collettivo. ๐”๐ฌฬฃ๐š๐ฌ ๐ฉ๐ซ๐จ๐›๐ฅ๐ž๐ฆ๐š๐ญ๐ข๐œ๐š. Uแนฃas รจ l’alba, bellissima, ma fugge sempre perchรฉ non si puรฒ trattenere. Elena รจ cosรฌ: porta luce, ispirazione, poesia, ma se cerchi di possederla, ti brucia. I Veda la onorerebbero come forza, ma direbbero: “Non รจ per la casa, รจ per il cosmo.” ๐’๐š๐ซ๐š๐ฌ๐ฏ๐š๐ญ๐ขฬ„ ๐ซ๐จ๐ฏ๐ž๐ฌ๐œ๐ข๐š๐ญ๐š. Sarasvatฤซ tesse conoscenza e ordine. Elena omerica tesse anche lei, ma tesse conflitto. Il suo telaio mostra eroi che si uccidono. รˆ Sarasvatฤซ quando ๐ซฬฃ๐ญ๐š si รจ rotto. ๐Š๐ฌฬฃ๐š๐ญ๐ซ๐ข๐ฒ๐š. Nel mondo vedico/ario i re vengono messi alla prova dalla bellezza. Rฤma ha Sฤซtฤ. Gli Achei hanno Elena. Perderla o riconquistarla decide se un regno รจ ancora in dharma. Elena รจ ๐€๐ ๐ง๐ข ๐๐ข ๐ฉ๐ซ๐จ๐ฏ๐š. Purifica con il fuoco. Se il re o la cittร  รจ forte nel dharma, resiste. Se รจ marcio dentro, crolla. Lei รจ solo lo specchio, insegna, ti fa vedere il tuo attaccamento, verifica se il tuo ordine regge. Nessun giudizio. รˆ ๐‹๐ขฬ„๐ฅ๐šฬ„, gioco divino. Ha rotto un dharma e paga un prezzo. ๐ƒ๐ž๐š ๐œ๐ก๐ž ๐ฅ๐ข๐›๐ž๐ซ๐š ๐š๐ญ๐ญ๐ซ๐š๐ฏ๐ž๐ซ๐ฌ๐จ ๐ข๐ฅ ๐๐ž๐ฌ๐ข๐๐ž๐ซ๐ข๐จ. ๐…๐จ๐ซ๐ณ๐š ๐œ๐จ๐ฌ๐ฆ๐ข๐œ๐š ๐œ๐ก๐ž ๐ซ๐ข๐ฌ๐ญ๐š๐›๐ข๐ฅ๐ข๐ฌ๐œ๐ž ๐ฅ’๐จ๐ซ๐๐ข๐ง๐ž ๐œ๐จ๐ฅ ๐œ๐š๐จ๐ฌ. Non “la donna che ha causato la guerra”, ma “๐ฅ๐š ๐…๐จ๐ซ๐ณ๐š ๐š๐ญ๐ญ๐ซ๐š๐ฏ๐ž๐ซ๐ฌ๐จ ๐œ๐ฎ๐ข ๐ข๐ฅ ๐œ๐จ๐ฌ๐ฆ๐จ ๐ก๐š ๐๐ž๐œ๐ข๐ฌ๐จ ๐๐ข ๐ฉ๐ฎ๐ซ๐ข๐Ÿ๐ข๐œ๐š๐ซ๐ฌ๐ข”.

Elena tantrica non รจ causa ma strumento, potenza che incanta per svegliare. Ogni re, ogni eroe che la guarda non vede lei: vede la propria brama, la propria paura di perdere, la propria incapacitร  di stare nel vuoto. Omero la chiama “dai capelli chiari” e la mette al telaio. Nel Tantra quel telaio รจ il ๐ฌ๐šแนƒ๐ฌ๐šฬ„๐ซ๐š, e lei tesse le gesta degli uomini non per crearle, ma per renderle visibili. La guerra di Troia non nasce da lei ma perchรฉ il mondo aveva bisogno di bruciare per ricordare chi era. Il suo volto รจ ๐ฆ๐šฬ„๐ฒ๐šฬ„ ๐œ๐จ๐ฆ๐ฉ๐š๐ฌ๐ฌ๐ข๐จ๐ง๐ž๐ฏ๐จ๐ฅ๐ž. Non lega. Libera attraverso l’attaccamento. Se la possiedi, crolli. Se la guardi e la lasci andare, ti svegli. Gioco della Dea che distrugge i regni per farti trovare il Regno dentro di te. Elena aryo-vedica รจ prova di ๐‘ฬฃ๐ญ๐š, l’Ordine Cosmico. รˆ ๐”๐ฌฬฃ๐š๐ฌ fatta carne: l’Alba. Bellissima, fuggevole, impossibile da trattenere in una casa. Porta luce, poesia, ispirazione. Ma se un re pretende di possederla per sรฉ, rompe il dharma e il cosmo risponde. Ha abbandonato Menelao e rotto il patto, sorgono gli anni di battaglie. Al telaio non tesse guerra. Tesse memoria. Mostra agli Achei e ai Troiani cosa stanno diventando.

Lรฌ dove Elena tantrica dice: “Io non ti prendo ma ti mostro cosa ti prendeโ€, Elena vedica risponde: “Io non giudico, mostro se il tuo mondo regge.” Una รจ ๐Ÿ๐ข๐š๐ฆ๐ฆ๐š che libera. L’altra รจ ๐š๐ฅ๐›๐š che riallinea.

2 commenti

  1. Telemaco ย 

    Dolce Madre del mio Amore/
    I mali del mondo sono parte di te/
    Fin dalla notte dei tempi, in remoti recessi della memoria/
    Tuo figlio รจ partito per mete lontane/
    Lasciandoti sola e reietta da uomini iniqui/
    In dispregio del tuo retaggio ancestrale/
    Uomini saggi raccontano della tua desolazione/
    Tu che sei Madre del mondo/
    Tuo figlio tornerร  finalmente da te/
    E ricorderร  del tuo insegnamento/
    Tra gli anfratti delle inique lussurie del mondo/
    Nei sogni di un retaggio rigettato/
    Tra le onde di un destino ignaro/
    Il vascello del tuo Amore tornerร  si’ fino ad Itaca/
    Per un sacrificio di dolore tra i marosi iniqui/
    E il volere di un Dio oscuro e sacrilegio/
    E per un destino ignaro di eternitร .ย 

    (Telemaco prende il mare per chiedere consiglio ai saggi ed aiutare la madre Penelope. Tratto dallโ€™Odissea: Odisseo, che Dante chiamรฒ Ulisse, รจ lโ€™emblema di uomini che non badano ad affrontare guerre e abbandonare i propri cari, per amor di avventura e di gloria, e anelare allโ€™immortalitร  del mito. Nella mia personale versione una visione illusoria della vita e creatrice dei mali del mondo)

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