Di Xanthea
Due poemi, quarantotto libri e più di ventimila versi in totale. L’idea d’impararli a memoria sembrerebbe a tutti gli effetti una vera e propria sfida. Eppure ciò costituiva la norma nell’epoca in cui l’Iliade e l’Odissea vennero composte.
Fissate in una versione scritta soltanto nel VI secolo a.C., queste opere hanno attraversato in pieno il passaggio da una cultura affidata unicamente all’oralità ad una fase cosiddetta aurale, in cui l’oralità era ancora largamente presente, ma veniva affiancata dal supporto della scrittura. Potremmo visualizzare l’oralità e l’auralità come gli antecedenti di una proporzione, nella quale i termini conseguenti sono invece occupati dalle figure di cantori emblematiche di queste due fasi, rispettivamente l’aedo e il rapsodo. La differenza principale risiede proprio in questo: mentre il rapsodo poteva usufruire della scrittura come supporto alla memoria, l’aedo viveva in un ambiente di cultura puramente orale, nel quale la memoria era di fondamentale importanza. Non a caso Mnemosyne, dea della memoria, è la madre delle Muse.
In un contesto del genere, un importante aiuto era costituito dal cosiddetto “stile formulare”, uno stile narrativo che caratterizza i poemi omerici e del quale fanno parte elementi come epiteti, espressioni fisse e tópoi. Leggendo l’Iliade e l’Odissea non è raro imbattersi in interi versi ripetuti identici in vari passi dei poemi. La presenza di queste espressioni formulari alleggerisce di molto lo sforzo mnemonico dell’aedo e pertanto esse avevano la funzione di aiutarlo nella memorizzazione. Particolarmente interessanti da questo punto di vista risultano essere i tópoi, ossia luoghi comuni di cui l’aedo si avvaleva all’occorrenza, nell’eventualità in cui non ricordasse la strofa successiva. L’aedo faceva pertanto una digressione su uno di questi luoghi narrativi, guadagnando in tal modo il tempo necessario a rammentare la strofa con la quale proseguire.
Epiteti, tópoi e tutti gli altri elementi dello stile formulare costituivano dunque un importante strumento mnemotecnico. Tuttavia, se un lettore moderno volesse approcciarsi all’idea d’imparare a memoria i poemi omerici, anche con questi supporti si rivelerebbe una sfida alquanto ardua. Il lettore a questo punto dovrebbe ingegnarsi per trovare un modo in cui riuscirvi. Come possono essere memorizzati più di ventimila versi? Rispondere a una domanda del genere può apparire a primo impatto piuttosto complesso. Eppure imparare a memoria l’Iliade e l’Odissea, sebbene possa sembrare un’impresa mostruosa, è in realtà possibile. Il segreto, dopo una necessaria fase di comprensione e analisi del testo, sta nell’applicazione di una serie di mnemotecniche specifiche, come la celebre tecnica dei loci – si noti la frequenza con cui compare il termine «luogo» quando si parla di mnemotecniche. Trattasi di certo di un processo lungo, ma perfettamente fattibile. E alla fine si scoprirà che quello che sembrava impossibile è invece realizzabile.
Il mondo delle mnemotecniche si basa su due principi fondamentali: quello dell’associazione e quello della visualizzazione. Nozioni astratte e complesse possono essere associate a nozioni più semplici e visualizzate come immagini concrete. Si tratta di un’operazione che fa leva sullo sforzo immaginifico della mente e che trae efficacia proprio in virtù dell’immaginazione. In aggiunta a ciò, va detto che le mnemotecniche sono uno strumento estremamente versatile e utile, basti pensare a quanto sia fondamentale la memoria in numerose occasioni della vita di tutti i giorni. In un’epoca in cui si tende a delegare tutte le informazioni di stampo nozionistico a un supporto digitale (cosa certamente utile e talvolta necessaria), non si sta forse perdendo almeno in parte l’arte della memoria? Un’arte così antica e piena di fascino, spesso ingiustamente svilita, come se essa fosse unicamente finalizzata alla memorizzazione sterile di un sapere nozionistico. Come se fosse in contrapposizione con altre abilità, quali il ragionamento logico o il problem solving, quando in realtà può benissimo essere integrata ad esse. Se si esplora un po’ più a fondo il tema della memorizzazione, si scoprirà che non consiste soltanto nello sterile lavorio di lettura e ripetizione, ma che dietro di essa si cela un mondo in grado di svelare le potenzialità della mente umana.
Così il grande patrimonio omerico ci porta a recuperare la meravigliosa arte della memoria, un’arte nella quale la concretezza della quotidianità e l’astrattezza dell’immaginazione si fondono in un’unione in cui ciò che appare impossibile diventa invece realizzabile.
