Di Christian Trevisti
Ambra Cenci, consulente culturale folignate, ha ripercorso la moda degli anni Venti nel saggio Seduzione Ribelle, presentato dalla nostra associazione in un evento speciale lo scorso 9 maggio presso il MAD (Museo Arte Design) di Campello sul Clitunno (PG) curata dalla stilista Oksana Nechytaylo. Erano gli anni dei capelli ossigenati, dei ‘flapper dress’ e dei primi pantaloni femminili. Finita da poco la Prima Guerra Mondiale, le persone ricercavano il lusso e il godimento. Gli anni Venti e il Futurismo aprirono la strada ai successivi movimenti controculturali: dai punk agli hippie, dai rocker ai mod.

Gli anni che vanno dal 1918 (vittoria dell’Intesa) al 1929 (Grande Depressione) sono oggi ricordati come Roaring Twenties. In questi anni si ebbero le prime manifestazioni femministe (le famose ‘suffragette’) e di emancipazione femminile (le ‘flapper’). Prendendo il via dagli Stati Uniti, inoltre, jazz e art déco si diffusero in tutto l’Occidente.
Nei costumi femminili si manifestarono innovazioni che, pur salutate come conquiste di civiltà, danneggiavano la donna stessa. Queste innovazioni infransero tradizioni che esaltavano le signore, tradizioni che le dipingevano come ‘portatrici di vita’, e che così facendo ne valorizzavano la ‘primarietà’. La ‘femminilità’ è infatti celebrata solo quando, nella donna, vengono esaltate qualità di empatia, ricettività e modestia. Negli anni Venti venne persa la consapevolezza che il femminismo o è ‘differenzialista’, o non è.

Le differenti strutture corporee di uomini e donne, infatti, conducono a esperienze di vita diverse, e danno conseguentemente vita a specifiche disposizioni emotive e intellettuali. La realizzazione della donna è in primo luogo nella maternità, poiché a questo è naturalmente condotta dalla sua struttura fisica.



La libertà non è la capacità di disporre arbitrariamente delle proprie azioni, ma la capacità di scegliere il bene. Quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi. La vera libertà è sempre e necessariamente al servizio della giustizia. La scelta del male, infatti, conduce a una forma di schiavitù diversa dalla costrizione esterna: la schiavitù dal peccato. Negli anni Venti molti divennero schiavi dell’alcool, del sesso, della droga.
Gli anni Venti furono anche anni di eccentricità artistica. In Italia si consolidò il movimento del Futurismo, che vedeva le donne come «le guerriere che combattono con più ferocia dei maschi, le amanti che incitano, le distruttrici che, spezzando i più deboli, agevolano la selezione attraverso l’orgoglio e la disperazione, la disperazione che dà al cuore tutto il suo rendimento».
Tutto questo ha avuto un ruolo importante nel generare le patologie della società odierna: individualismo, consumismo, ricerca dell’apparenza. La cultura degli anni Venti (e le sue declinazioni politiche, ovvero fascismo e socialismo) generarono una società antropocentrica, in cui non c’era più alcuno spazio per l’innocenza, il sacrificio e la trascendenza.
Il vero progresso non dovrebbe consistere nel recidere le radici. Il vero progresso è dato dalla loro fruttificazione nel presente.
