Di Christian Trevisti
Liberi dalle ideologie, presenti per ricostruire.
Questo lo slogan con cui anni fa, in un paese delle Marche, i giovani cristiano-sociali tentavano di sfidare il controverso sistema sviluppatosi all’interno dell’università. Qui la vita studentesca era gestita da un’organizzazione giunta a fondersi con le istituzioni, e che aveva perso il suo carattere rappresentativo. L’organizzazione si manteneva attrattiva, agli occhi degli universitari, grazie a battaglie in grado di cavalcare l’onda emotiva generata dai social, ma lontane dalla realtà quotidiana degli studenti.
I cristiano-sociali si posero contro questo sistema egemonico. Loro intendevano riaffermare «uno sguardo realistico», uno sguardo che partisse «dai problemi concreti delle persone». Questi giovani stavano ricordando a tutti una cosa: la politica dev’essere vissuta come «forma più alta di carità».
Oggi le parole di papa Leone XIV risuonano con quegli ideali. Nella mattina dello scorso 25 aprile, anniversario della liberazione d’Italia, il Pontefice ha ospitato al Palazzo Apostolico gli europarlamentari del Partito Popolare. Ha ricordato loro che un buon politico deve cercare l’unità, e non il conflitto: il conflitto, infatti, porta sempre alla distruzione. La missione del Partito Popolare Europeo, ha affermato Leone, è quella di «promuovere una cooperazione capace di superare secoli di divisioni».
Chi è impegnato in politica deve porsi costantemente alla ricerca del ‘bene comune’, senza temere scelte difficili o ‘impopolari’. Questa è la radice dello stesso termine ‘popolare’: l’essere orientati verso le persone, al fine di ricreare un tessuto di ‘popolo’.
Dopo il 1992 la politica occidentale si è ridotta a uno scontro tra gente «che spesso urla», a uno scontro tra slogan. Figure emerse sul piano internazionale, come Hugo Chávez (il quale definì George W. Bush come ‘il diavolo’) o Donald Trump (con il suo celebre slogan America First), non hanno certo spento l’incendio divampato.
C’è un solo modo per spingersi al di là dell’odierna crisi: riscoprire l’eredità cristiana, eredità su cui si fondano l’Europa e le Americhe. Questo non vuol dire rinnegare le libertà conquistate in età contemporanea. Vuol dire, piuttosto, fondare la libertà sulla Verità; non banalizzare la libertà, come vorrebbero gli ideologi del woke e del progressismo rivoluzionario, ma radicarla nella difesa di tre autonomie fondamentali: di pensiero, di coscienza, e di religione.
Le divisioni politiche possono essere attualmente superate nel nome delle necessità concrete della gente. Bisogna abbandonare la divisione manichea tra gli schemi di ‘reazione’ e ‘progresso’, cogliendo il meglio da entrambi. Solo così sarà possibile servire appieno la persona umana.
