Di Christian Trevisti
Il potere è legittimamente esercitato solo quando si fonda sulla legge morale, è orientato al bene comune e si oppone alla tecnocrazia. In questo senso, figure come quella di Donald Trump – pur se legittimate dal voto popolare – risultano tiranniche, indegne del ruolo che ricoprono. Il potere non può essere ‘buono’, ma chi lo esercita dovrebbe impegnarsi con responsabilità nell’arte del governo.
Innanzitutto, dovrebbe «trattare gli esseri razionali come fini e mai solo come mezzi»; dovrebbe «agire in vista del ‘regno dei fini’, in cui vengano conciliati tutti gli scopi razionali». La Ragione, dunque la facoltà intellettuale senza la quale non appare possibile esercitare il potere, è di per sé in grado di riconoscere il Bene. Per restarne capace, l’essere razionale dev’essere in grado di mantenere la ‘natura’ al di sopra della ‘cultura’. La cultura, infatti, sopprime l’identità degli individui coinvolti da una determinata azione, calpestandone esigenze e integrità nel nome di una configurazione organica e totalitaria della società.
Dunque, colui che governa deve agire nel nome del bene comune. Non dev’essere libero di tradurre in realtà ogni sua idea: deve esaminare attentamente i suoi progetti, e concretizzare solo quelli che possono produrre beneficio all’intera collettività. Deve garantire alla comunità un adeguato livello di sicurezza e cooperazione, agendo – secondo equilibrio e giustizia – al di sopra delle parti. Deve garantire universalmente libertà individuale, sociale e religiosa.
Infine, deve opporsi alle dinamiche tecnocratiche, che paiono imperversare sulla società odierna.
Queste dinamiche stanno infatti causando gravi malattie sociali, come la ‘denatalità’, causa di una crisi demografica di portata storica (meno di 370.000 nascite nel 2024). La tecnocrazia, annullando il progresso umano nello sviluppo economico, ha generato una realtà distopica. Ha infatti provocato un tasso di disoccupazione giovanile drammaticamente alto con conseguenti disordini. Il dominio tecnocratico ha privato il futuro della speranza, lasciando la maggior parte della popolazione nella convinzione che sia possibile solo ‘limitare i danni’. Molte le risorse che i potenti hanno ignorato, e che hanno anzi sacrificato sull’altare della tecnocrazia.
Eseguita questa breve analisi su quelle che dovrebbero essere le caratteristiche di un potere legittimo, appare necessario esporre quelle che, attualmente, si presentano come necessità prioritarie da perseguire, così da realizzare il benessere collettivo:
- I giovani devono essere coinvolti nelle decisioni che riguardano il loro futuro. All’interno delle organizzazioni politiche e sociali persiste una prassi antiquata, che vede in ventenni e trentenni persone cui non è possibile affidare incarichi di responsabilità. Costretti ad accettare in silenzio le pretese dei settori ‘senior’, i giovani si vedono costretti a individuare ‘scappatoie’ per trovare soluzioni alle loro necessità; anche quando vi riescono, tuttavia, vengono esclusi e ostracizzati.
- Il sistema delle ‘quote X’ dev’essere superato a favore di un sistema meritocratico che valorizzi le eccellenze e le persone responsabili. Le cosiddette ‘azioni positive’, messe in piedi per conservare il presente assetto sociale – dando al tempo stesso una parvenza di inclusività – si sono spesso rivelate dannose. Se da un lato la società deve muoversi verso egualitarismo, condivisione delle responsabilità e armonia sociale, dall’altro lo spreco di idee ed energie non è tollerabile. Si dà, come alternativa al sistema delle quote, l’istituzione di una ‘banca talenti’ da cui le varie organizzazioni possano reclutare nuovi adepti.
- L’azione politico-sociale deve opporsi al nulla generato dal diffuso disimpegno lavorativo, familiare e sociale. Il disimpegno ha assunto i connotati di una ‘malattia sociale’, come dimostrano diverse statistiche: nel 2024 sono stati celebrati 173.272 matrimoni, contro i 248.969 del 2004. Allo stesso modo, si è passati da un’affluenza del 71,72% alle Elezioni Europee del 2004, a una del 48,31% a quelle del 2024. Le cause del nichilismo diffuso, alla base di quanto rilevato dalle statistiche, sono da rintracciare nella diffusione (reale e percepita) dei fenomeni di corruzione, clientelismo e lottizzazione.
- Si dà la necessità di una progettualità individuale e collettiva. Questa, per rispondere alle esigenze del tempo presente, deve farsi carico di tre imperativi: modernità, solidarietà, e competitività. Le presenti tensioni geopolitiche hanno reso evidente che l’Italia non può giovarsi della sua posizione di forza – pur presente – nelle relazioni internazionali. Risulta necessario individuare le fonti energetiche che possono garantire autonomia al Paese. Su queste basi, dovrà essere avviato un serio programma di modernizzazione. Bisogna fare attenzione alle potenze economiche emergenti, e agire per evitare una retrocessione dell’Italia nella classifica per PIL nominale degli Stati. Il Paese deve rendersi competitivo, mediante politiche fiscali che attraggano gli investitori, investimenti in start-up e miglioramento qualitativo dei settori agro-alimentare, design e tessile. Infine, il welfare dev’essere restaurato. Aspettare un anno per una visita ospedaliera, o essere costretti a lavorare 16 ore al giorno, sono cose che non possono essere tollerate.
Si rende necessario, oggi, «costruire una cultura della riconciliazione, capace di superare le insidie dell’indifferenza e dell’impotenza».
