Di Andrea Giumetti
Diacono Frost: “Guardali, sono bestiame, pezzi di carne. Che differenza fa come finisce il loro mondo? Peste, guerra, carestia…la moralità non c’entra niente. Siamo solo una funzione della selezione naturale, amico mio, la nuova razza”.
Blade: “Ti si sta sciogliendo il mascara”.
A volte ritornano
Era un po’ che mancavano aggiornamenti da questa rubrica, non ultimo perché doveva effettivamente essere un punto di passaggio verso quella dedicata all’animazione controculturale nipponica, la cui introduzione potete leggere qui. E nonostante questo, il cinema action distopico degli anni ’90 aveva un’altra piccola perla da regalare, nella forma di un film che, fino a qualche mese fa, non avrei ritenuto pienamente degno di rientrare nella categoria. Blade è infatti diverso dai film che abbiamo trattato fin ora: manca infatti della profondità simbolica che film come Demolition Man oppure Il corvo esprimono attraverso la fotografia e la trasposizione di dettagli lasciati in secondo piano, ma nascosti in piena vista. No, Blade è proprio un film di cazzotti sudati, in cui un protagonista basatissimo pesta, spara, e taglia a colpi di spada i minions di un culto segreto di vampiri che comanda la società dall’ombra.
Quello che ha improvvisamente reso piuttosto significativo questo film è stata la scoperta che i bevitori di sangue esistono davvero, che sono organizzati in una setta segreta, che tuttavia opera proprio dietro l’angolo e che, controllando i media, il sistema giudiziario, l’economia e la politica, sostanzialmente sono intoccabili e impuniti (e per approfondire puoi andare qui). Dunque, forse, vedere un film in cui dei reietti della società, che vivono fuori dalla griglia, mettono a ferro e fuoco i club e i templi di depravazione, orge e sangue del culto dei vampiri a colpi di spada, ha improvvisamente una nuova valenza simbolica tutt’altro che trascurabile.
La produzione
Blade è un film del 1998, primo e unico adattamento dell’omonimo comic book Marvel, e tra i primi, se non il primo, film di questo genere. La regia fu affidata a Stephen Norrington, non esattamente il più famoso, talentuoso o compreso regista di Hollywood, con un budget di 45 milioni di dollari, mentre la sceneggiatura venne firmata da David S. Goyer. Quello della sceneggiatura è uno dei punti più interessanti dell’intero film, poiché mette molto bene in mostra le varie e numerose contraddizioni della Hollywood anni ’90, che poi sarebbero andate avanti almeno fino all’esplosione dei Marvel Studios.

Esattamente come per gli altri film action-distopici che abbiamo visto fin ora, la presenza di un’idea artistica e simbolica non venne, probabilmente a ragione, ritenuta abbastanza per interessare il grande pubblico, da cui la necessità di introdurre eroi, azione ed effetti speciali. Per Blade, David S. Goyer aveva in mente di raccontare una storia di vampiri dai toni horror e di riflessione sociale, che prendesse le distanze dalla narrazione idealizzata e romanticizzata che andava di moda in quegli anni, per merito principalmente dei romanzi di Anne Rice. In questo senso, il film Blade è più simile ad un adattamento per il grande schermo dell’universo “World of Darkness” di Vampiri: la masquerade, piuttosto che della Marvel.
Un mondo di tenebre nascosto in piena vista
Ciò che distingue la trasposizione cinematografica di Blade da tutti gli altri film di vampiri, come dicevamo, è proprio il rifiutare la trasposizione romantica che, sulla scia dei romanzi di Anne Rice, veniva comunemente associata al vampiro, e che sarebbe poi tornata in grande stile con le varie saghe dei Vampire Diaries e Twilight. Nel film, invece, non si fa nessun mistero della natura mostruosa dei vampiri, giocando su quella che è la dualità percettiva della società. È qualcosa che era già stato fatto per Il Corvo, ma in Blade il messaggio è più forte e centrale nel film, non ultimo perché opera in una distinzione molto netta.
Le scene diurne mostrano la città sporca, costellata di edifici e fabbriche abbandonate dopo che la crisi economica degli anni ’80 ha mandato in pezzi l’industria meccanica: strade sporche invase da diseredati, ricettatori e “famigli”, gli schiavi dei vampiri che si sono venduti in servitù nella speranza di essere un giorno trasformati. Chi incarna il giorno, molto più che Blade, è Whistler, la sua spalla. Hilbilly della Rust Belt, Whistler è un vecchio sporco e scontroso, malato terminale di cancro, che tuttavia è un chimico autodidatta e un formidabile artigiano, in grado di trasformare qualsiasi rifiuto industriale in un’arma. Egli odia profondamente i vampiri, poiché questi hanno distrutto il suo mondo, la notte in cui hanno ucciso sua moglie e le sue due figlie, costringendolo a scegliere chi massacrare per prima. Le scene notturne, invece, sono per lo più ambientate nei covi dei vampiri, che sono i lussuosi ed esclusivi club in cui si fa la fila per entrare, gli attici dei grattaceli, o le stanze del potere in cui sedie in pelle sono attorno a tavoli rotondi in mogano. Gli abitanti della notte sono quasi tutti elegantissimi, in giacca e cravatta o con abiti griffati, e i vampiri più potenti sono guardati con un’ammirazione e un rispetto che potrebbe ricordare molto da vicino quello che normalmente si tributa a miliardari e star di Hollywood. Tutti vogliono fuggire dal giorno per fare soldi facili e divertirsi nella notte, ma quello che risulta così affascinante è in realtà il reame dei mostri predatori.
Dal film, sappiamo che i vampiri sono dentro la finanza, i media e le forze dell’ordine: “hanno le loro grinfie dappertutto. Politica, finanza, settore immobiliare. Posseggono già metà del centro città”. Ma, mostrati brevemente su schermo e non direttamente spiegati, abbiamo anche i dettagli che ci fanno capire che le abitudini mostruose sono anche e soprattutto altre. Club dove teenagers si esibiscono per businessman asiatici con gli occhiali da sole (e non sono vampiri, solo persone che non vogliono farsi riconoscere), bambine trasformate in vampiri, e soprattutto, mostrato nelle prime scene del film, un mattatoio dove si processano sia i manzi, che le vittime dei vampiri. I cadaveri smembrati sotto cellophane si vedono per pochissimi fotogrammi, ma ci sono. E nonostante questo, nessuno si accorge della realtà, sebbene sia nascosta in bella vista. Chi sa non parla, non viene ascoltato, oppure tenta di diventare come uno dei suoi beniamini mostruosi.
Un successo da 131,2 milioni di dollari
I cambiamenti introdotti in Blade funzionarono in maniera eccellente, rappresentando alcuni aspetti che, a conti fatti, sono gli aspetti più memorabili del film; tuttavia, per controbilanciare questa scelta artistica, la produzione ritenne necessario al tempo stesso enfatizzare l’aspetto supereroistico. Nell’opera Marvel, infatti, Blade (protagonista, fumetto e film hanno lo stesso titolo, come è tipico di queste opere americane) era semplicemente un essere umano immune al morso dei vampiri, che assieme ad altri “complottisti” cacciava i vampiri. Nell’adattamento cinematografico, invece, egli è il prodotto della gravidanza di una donna morsa da un vampiro: in quanto ibrido è dotato di forza, agilità e resistenza sovrumane, restando però in grado di vivere alla luce del sole e risultando resistente alle debolezze dei vampiri.
Si tratta di un’operazione di spettacolarizzazione che sarebbe tornata anche in altri adattamenti cinematografici di comic books americani, specialmente di opere maggiormente d’autore, come ad esempio Watchmen e V for Vendetta. Sta di fatto che, nel caso di Blade, il cambiamento fu così ben recepito da spingere ad adattare anche la storia “originale” al narrato del film. In questo, gioca sicuramente un ruolo la profonda coerenza che Goyer espresse nella caratterizzazione dei personaggi, che non è sostanzialmente mai stata abbandonata. I Vampiri sono mostri sadici e parassiti sociali che fanno cose mostruose. Nemmeno lo stesso protagonista sfugge a questa logica, poiché pur con tutte le fragilità che ha ereditato dal suo lato umano e dal suo vissuto, nondimeno è in tutto e per tutto uno psicopatico. Non è scontato, in una produzione cinematografica del periodo e di questo livello, e senza alcun dubbio è uno dei motivi che ne hanno decretato il successo, anche a fronte di una regia e fotografia che, in alcuni punti del film, crolla drammaticamente di livello.
Un film da rivedere?
Beh, Blade non è Il Corvo. Ma nonostante questo è senza dubbio un film che intrattiene e che rivela all’occhio attento dettagli decisamente disturbanti. Per questa volta, non ci sono informazioni aggiuntive sulla trama. Dopotutto, come dicevamo in apertura, abbiamo recentemente scoperto e raccontato nel libro E-Files, dietro ogni ragionevole dubbio, che i bevitori di sangue esistono, sono presentati come i modelli a cui aspirare, e si nascondono in piena vista. La trama è letteralmente fuori dalla finestra.
