Questa immensa mole di raccapricciante documentazione che ormai circola a livello mondiale, che chiama in causa una congrega di maghi neri globalisti/cabalisti cristianofobi ma formalmente atei e materialisti, un po’ sulla linea di Crowley e di Dion Fortune, maghi neri che risultarono un elemento essenziale per l’affermazione delle plutocrazie democratiche occidentali, non può che richiamare l’attenzione sul Racconto dell’Anticristo del filosofo russo Solov’ëv terminato la domenica di Pasqua del 1900.
I tre dialoghi che compongono il racconto vertono sul problema del male in un quadro occidentale (compreso quello russo), considerato il punto più evoluto della cultura e dell’evoluzione scientifica e tecnologica. Il discorso dell’unificazione europea (definito da Solov’ëv genialmente il “sinistro complotto paneuropeista”) è in fieri e sul campo ma alla fine anche questo, come la cultura e la scienza e lo stesso falso ideale e falso concetto di Occidente democratico e libero, è destinato per il filosofo russo al fallimento, perché si assisterà al “completo fallimento del materialismo teoretico”.
Così continua il Racconto dell’Anticristo, anticipando la critica radicale alla vita meccanicizzata e al dominio sociale dell’Intelligenza Artificiale dei nostri giorni: “La concezione dell’universo come un sistema di atomi danzanti e la spiegazione della vita come risultato di accumulazione meccanica di minimi cambiamenti della materia: tutto ciò non può soddisfare alcun essere pensante”. Il signor Z − figura centrale del Breve racconto (“signore di età e posizione sociale indefinita”) che misteriosamente evoca tra l’altro con 122 anni d’anticipo l’Operazione Z, volutamente nazionalista e antiglobalista per il fronte russo, sui campi ucraini di questi nostri giorni − rappresenta la nostra storia pre/apocalittica come segnata da una invasione del panmongolismo che dalla Cina si appresta a dominare il mondo, subendo alla fine però un improvviso rovescio. In un certo momento del breve racconto, spunta un uomo ragguardevole che finirà per raccogliere su di sé tutti i maggiori Poteri (sia scientifici che esoterici) e Virtù raggiunti dall’umanità, arrivando a elevarsi all’autentica condizione del Messia e sostituendosi così al Cristo. La sua via è quella della pace, della democrazia, della bontà somma, della fine dei mai troppo vituperati nazionalismi (il grande nemico del governo mondiale dell’Anticristo): è il futuro e unico Imperatore del mondo. L’ultima sua impresa, in vista della definitiva Consacrazione Rituale, è la convocazione a Gerusalemme di un Concilio Universale con i rappresentanti delle varie religioni e confessioni. Ma a un tratto lo starets Giovanni, rappresentante del Cristianesimo ortodosso russo, lo smaschera come l’Anticristo durante il Concilio.
“Nel tempio scoppiò un tremendo colpo di tuono e simultaneamente si vide saettare una folgore enorme a forma di cerchio che avviluppò il vegliardo. Per un istante tutti rimasero come annichiliti e quando i cristiani si furono ripresi dallo stordimento, lo starets Giovanni giaceva a terra cadavere”
Il breve racconto procede sino al ritorno del Cristo nel mondo delle nubi celesti. Scritto più di un secolo fa, per molti versi ha una straordinaria attualità. Ciò che risulta però, ancora oggi, assai problematico e poco attuale è il ruolo assegnato dal filosofo russo a una fazione ebraica, vista come un elemento di rivolta e ribellione, assieme alla spiritualità grande russa, contro l’Anticristo. Allo stato attuale, se ben vediamo tutto l’Occidente segnato da reali conflitti interni alle varie frazioni giudaiche, non si hanno segni di una attiva cristianità in tal senso, come prevista da Solov’ëv. Il fatto stesso che le varie frazioni siano in lotta tremenda e totale, con la gran parte dei Rothschild mondiali oramai nemici giurati degli estremisti israeliani, non deve trarre in inganno. L’unico momento della storia in cui i Rothschild (con tutte le migliaia e migliaia di funzionari e sudditi nel mondo della scienza, della politica, della finanza) si unificarono e misero da parte le tensioni fu quando comparvero sulla scena mondiale Mussolini e Hitler; nella loro visione era necessario mettere da parte le contrapposizioni e concentrarsi sull’antifascismo mondiale, dato che a loro comune avviso a Mussolini e Hitler non interessava tanto vincere la guerra o realizzare ideologicamente i loro originari programmi (come pensano oggi le varie storiografie: antifascista o neofascista), quanto viceversa portare a compimento una strategica soluzione finale. Ripetiamo; a loro avviso, perché noi non siamo storici e a noi non interessa, né ne saremmo all’altezza, stabilire oggi chi avesse ragione e chi torto. Solo il valido ricercatore Luigi Spagnolo ha cercato però di fare chiarezza sulla vicenda rilevando le primordiali, e assai notevoli, responsabilità italiane a tal riguardo: si veda l’ottimo saggio, Mussolini e la costruzione dello Stato antisemita: una cronologia essenziale – Treccani.
Non è un caso che Giovanni Preziosi e Mons. Benigni (fondatore della Intesa Romana di Difesa Sociale, teorico dell’omicidio rituale dei bambini cristiani e organizzatore delle reti di intelligence fascista sul piano mondiale), i sommi maestri di tale strategia ben oltre ogni ideologo tedesco o francese, furono sempre ben protetti e salvaguardati dal Duce in persona anche andando contro gerarchi di gran peso e importanti, insigni, influenti esponenti del mondo globalista e internazionalista gesuita; ciò significa molto al riguardo. Ma anche in quel contesto, l’internazionalismo ebraico, a differenza di quanto previde Solov’ëv, non deviò affatto in senso filocristiano, anzi il contrario. Questo è l’unico punto interrogativo che ci resta adesso di fronte alla straordinaria intuizione di Solov’ëv che va oggi comunque assolutamente consultata. Oggi esultano, i maghi neri democratici e globalisti, dell’immenso torrente di sangue dei nostri tempi: quello degli indifesi Cristiani d’Oriente, il più grande genocidio dei nostri tempi, ma del doman non v’è certezza.
