Nei precedenti articoli (La Terza Guerra Mondiale ci sta chiamando e Perché la Cina Vince) si analizzavano le prime fasi del definitivo inizio del ciclo guerriero tra il nazionalismo integrale confuciano (come è considerato il regime di Xi Jinping dalla migliore sinologia francese o da studiosi come Beatrice Galelli e James Gregor) e l’imperialismo unipolare ebraico americano. A conferma di queste prospettive arriva ora lo studio di The Rare Earth Observer, una newsletter assai specializzata che ci spiega come gli Stati Uniti stiano conducendo una guerra senza disporre di una filiera autonoma per i materiali che la guerra stessa richiede. Si era proprio indicato, nei citati articoli, nel metodo dello Stratega Qiao Liang il punto di vantaggio tattico della Cina, ovvero la produzione su larga scala e l’incentivo morale nazionalista (che europei e occidentali non avrebbero più, per gli analisti strategici di Pechino, essendo sprofondati in un materialismo alienante anti-confuciano).
Gli USA non posseggono la capacità di rendere utilizzabili i composti di terre rare, enorme limite strategico; le aziende americane che per Trump rappresentano la soluzione al problema non possono farlo in tempi ragionevoli. Proprio il giorno precedente all’inizio dei bombardamenti sull’Iran, il Pentagono ha chiesto con urgenza ai produttori minerari di presentare in tempi molto stretti proposte per aumentare le forniture nazionali di molti minerali critici necessari; stiamo parlando di materiali come ad esempio germanio, grafite, tungsteno e ittrio. Destino vuole che gli USA siano importatori di tali materiali strategici. Da dove? Niente di meno che dalla Cina!
Così Trump pensava alla Groenlandia come potenziale alternativa a tale situazione; le terre rare dell’isola si trovano per lo più all’interno di un minerale chiamato eudialyte, così complesso che nessuno ha mai sviluppato un processo commercialmente praticabile per estrarne ossidi pronti all’uso, nonostante i tentativi si susseguano da diversi anni. È un problema mineralogico che nemmeno la conquista armata dell’isola da parte americana può risolvere. Inoltre, se per decenni la geografia aveva rappresentato lo scudo strategico per l’invincibilità statunitense, l’odierna integrazione del Sommergibile Nucleare Type 096 con il JL3 missile balistico a Range Intercontinentale con notevole estensione da parte del nazionalismo cinese cambia totalmente l’equazione dei nostri giorni: non esistono più punti o zone americane che non possano essere direttamente colpite dalla Cina Popolare. Eventualmente, ci si occuperà prossimamente dello stato di potenza militare cinese, che è molto più avanzato di quanto si possa pensare; ma ciò, la combinazione di saggezza storica morale e patriottismo politico tradizionalista, basta a dare l’idea di quale superpotenza sia oggi il nazionalismo cinese di fronte a una Russia che balbetta in Ucraina o a un’America che balbetta in Medio Oriente e che generalmente è purtroppo da decenni (a parte la parentesi rarissima di Nixon) sotto perenne scacco dell’estremismo messianico giudaico, che in realtà non sembra avere altro concreto obiettivo (ben al di là del fumo per occhi ingenui della Grande Israele) che la costruzione del Terzo Tempio (Bet Hamikdàsh) a Gerusalemme. Con l’America ingenuamente mobilitata a tal fine. Il lascito storico del 1945, ossia della superiorità americana o russa in nome di un ideologico e fanatico antifascismo morale-spirituale, è perciò definitivamente morto. Occorre ringraziare il nazionalismo integrale cinese, la potenza emergente che va seppellendo le altre.
