L’Alleanza nazionalista anti-Cina tra Giorgia Meloni e Sanae Takaichi
L’Alleanza nazionalista anti-Cina tra Giorgia Meloni e Sanae Takaichi

L’Alleanza nazionalista anti-Cina tra Giorgia Meloni e Sanae Takaichi

Dal 15 al 17 gennaio 2026, il Primo Ministro italiano Giorgia Meloni ha visitato il Giappone dove ha  tenuto il suo primo vertice bilaterale con il Primo Ministro Sanae Takaichi. La visita ha segnato il 160º anniversario dell’istituzione delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia, rappresentando una tappa importante nelle relazioni bilaterali tra le due nazioni, da sempre vicine e solidali. I quotidiani giapponesi, nei giorni antecedenti l’arrivo del Primo Ministro italiano, avevano sottolineato l’importanza strategica di questo viaggio. Ricordando l’Asse del secolo scorso tra Italia, Germania e  Giappone, hanno sottolineato che Meloni e Sanae Takaichi, due donne Primo Ministro, hanno avuto il coraggio e l’intelligenza di andare controcorrente rispetto al globalismo economicistico e alla cultura Woke. Contrariamente a quanto fatto dalla tedesca Merkel che ha affondato la cultura europea nel globalismo di importazione, impedendo così una vera rinascita patriottica europea. Va però precisato che in Giappone non esiste il complesso di colpa, tipicamente italiano e tedesco, sui fatti della seconda guerra mondiale. Anzi, il periodo che va dal 1904, data di inizio della straordinaria e miracolosa vittoria contro l’Imperialismo Russo. sino al 1945, è complessivamente ricordato come eroico sforzo  per la liberazione nazionale. Allo stesso modo. i fatti italiani dello scorso secolo, dalla guerra giolittiana del 1911 sino al conflitto mediterraneo 1936 -1945, andrebbero visti e ricordati come un necessario neo-Risorgimento mediterraneo e occidentale, con Libia. Istria e Dalmazia quale cortile di casa. L’apprezzamento degli analisti giapponesi verso Meloni trova fondamento nell’enfasi da questi posta verso i temi della sovranità nazionale e le alleanze nazionali (ad esempio quelle di Roma con India, Giappone e Taiwan) come pilastri della sua diplomazia. In evidente contrasto con le amministrazioni precedenti che hanno dato priorità all’economia globale. I quotidiani nipponici si sono poi soffermati sulla nuova tendenza strategica basata sulla diplomazia dei valori nazionali e delle virtù civiche patriottiche. Di contro a decenni di globalizzazione selvaggia e universalista che voleva devastare le culture nazionali, imponendo un modello totalitario Woke e neo-marxista che sarebbe oggi sulla via del tramonto. Per quanto vengano considerati, i conflitti tra Russia e Ucraina, tra Israele e Palestina o quello odierno tra franco-britannici e Usa per la Groenlandia sono considerati alla stregua di “conflitti regionali” di fronte alla potenza mondiale, egemonista e universalista, del Partito Comunista Cinese che avrebbe riportato Pechino al centro del mondo. Per il nazionalismo giapponese, il primo fronte è dunque rappresentato dalla supremazia imperialista economica, finanziaria e diplomatica del partito comunista di Xi Jinping; il resto, nel contesto odierno, sarebbe un dettaglio che distoglierebbe l’attenzione dal primo fronte. Allo stesso presunto ciclone Trump, sul quale i media di casa nostra si soffermano sino all’ossessione cadendo nel ridicolo, è riservato uno spazio tutto sommato limitato. Da segnalare, il post degli scorsi mesi rivolto alla Nazione, vergato dalla Marina Imperiale Giapponese, con il quale si ringrazia il cittadino per la solidarietà civica e sociale, immancabile in Giappone. Al contempo, si avverte però che arriveranno nuove sfide e prove verso le quali tutti si dovranno fare trovare pronti. Situazione che in una nazione come quella giapponese, che ha superato prove che forse nessun altro popolo ha saputo o potuto superare, lascia davvero di che riflettere. A riguardo, richiamiamo il profetico e assolutamente geniale discorso del patriota nipponico Abe Shinzo del lontano 2007. Davanti al parlamento indiano, sottolineò la debolezza intrinseca della ideocrazia globalista allora tanto celebrata (che avrebbe finito per premiare, per Abe, la Cina Comunista totalitaria come prima potenza mondiale), la rinascita dei nazionalismi civici, resilienti e difensivi, e la confluenza dei due mari (Confluence of two Seases) come presagio di una alleanza strategica tra il patriottismo della Grande India ed il Giappone Imperiale. Narendra Modhi, dopo il criminale omicidio politico del patriota Abe Shinzo, ha definito lo statista giapponese il più illuminato statista del nostro tempo, capace di  prevedere “il cambiamento delle maree e l’arrivo della tempesta”.

Abe Shinzo, dirigente di peso della Nippon Kaiji, sicuramente il leader nazionalista giapponese più pragmatico e decisivo nel Giappone post 1945

Le relazioni con la Cina sono proprio quelle sulle quali gli analisti del Sol Levante si sono maggiormente soffermati gli analisti durante il viaggio del Primo Ministro italiano. Particolarmente apprezzata la sua coerenza come leader nazionalista, capace (dopo che i regimi di Conte e Draghi, secondo gli analisti, fecero precipitare l’Italia in prossimità di un dominio semimarxista cinese tra Via della Seta, politiche interne da dittatura sanitaria e colossi di stato in mano alle lobby italiane del Partito Comunista Cinese, come illustrato nel saggio di Lupis Ombre Cinesi in Italia, pubblicato da Rubettino) di esercitare pienamente il principio della sovranità nazionale contro il globalismo imperialista cinese togliendo, uno dopo l’altro, i privilegi immeritati che i vari D’Alema, Napolitano, Prodi, Gentiloni, Renzi, Draghi, Conte avevano stoltamente e colpevolmente concesso alla dittatura rossa di Pechino. Dittatura che, per gli analisti, avrebbe ancora l’assurdo ardire, di festeggiare come giorni di felicità e presunta libertà mondiale i criminali giorni di Hiroshima e Nagasaki, probabilmente i più criminali e feroci della storia mondiale. Sul tavolo di Meloni, tre dossier di enorme peso. Il primo è quello di Xu Zewei, cittadino cinese di 33 anni arrestato nell’estate 2025 all’aeroporto di Malpensa. Accusato di spionaggio informatico, la Cina ne rivendica l’estradizione. Il secondo riguarda Nuchtec, colosso tecnologico che dovrebbe installare sei scanner mobili nei porti italiani ma i cui bandi di assegnazione risulterebbero irregolari. Il terzo, ancora più importante, è la partecipazione con la Brigata Folgore al Jump 2026 per rafforzare l’interoperabilità tra Italia e Giappone, associata all’attivismo diplomatico tra i due Paesi che ci ha reso la nazione occidentale più sensibile alla sacrosanta e giusta causa dell’indipendenza nazionale di Taipei.  Situazione sulla quale il Giappone ha praticamente messo un vincolo strategico che rischia di mandare in frantumi, ben oltre i balbettii francesi e anglosassoni sulla Groenlandia, il patto mondiale tra Usa, Russia e Cina. Per quanto siano molti i punti oscuri che caratterizzano questo esecutivo italiano, il fatto che ci abbia posto strategicamente al fianco del Giappone Imperiale e dell’India di Mohdi merita sicuramente un plauso ed una particolare attenzione che denota una particolare statura e un certo livello in chi la sta compiendo.

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