Il Giappone nazionalista si è rialzato in piedi
Il Giappone nazionalista si è rialzato in piedi

Il Giappone nazionalista si è rialzato in piedi

“Rivedremo la Costituzione giapponese e avremo un vero esercito. Mai più Comunismo in Asia Orientale, vi dovrà essere spazio solo per amore di Patria e nazionalismo.” Sanae Takaichi

Federico Rampini, che ben conosce Giappone, Cina, Occidente, non solo considera quella nipponica la civiltà e la cultura più avanzata del pianeta, ma ritiene il Giappone la civiltà che anticipa le sfide dell’Occidente.

In effetti, sia negli USA che in Europa la cultura politica globalista Woke e neo-marxista, imperversante sino a pochi anni fa, che ovunque imponeva niente altro che antifascismo e disprezzo strategico globocratico per l’idea nazionale, sostituendo la lotta di genere alla storica lotta di classe oramai non più praticabile, sta meditando sul proprio nuovo fallimento strategico. Ma questa volta non sembrano rimanere nemmeno i cocci. O la Sinistra butterà definitivamente a mare, una volta per sempre, ogni astratto internazionalismo e pseudouniversalismo (fittiziamente anti-egemonista) mettendo al centro l’Idea Nazionale e non disprezzando più gli eroi nazionali (anche se antimarxisti, come ad esempio Garibaldi, D’Annunzio, Mussolini) o dovrà di nuovo autoconcepirsi e configurarsi come l’esercito interno “rivoluzionario”, di avanguardia o retroguardia in base al contesto concreto nella situazione concreta, di un grande potere imperialista: come negli anni Quaranta fecero con notevole intelligenza tattica i Partigiani Gappisti al servizio dell’imperialismo stalinista anzitutto ma anche, all’occorrenza, di quello britannico o statunitense. 

Da quella grande ondata storica dei GAP nacque comunque il Togliattismo, un fenomeno comunista a suo modo indubbiamente originale, pragmatico e intelligente, capace di conquistare la “democrazia” italiana dall’interno, facendo leva sui vigenti meccanismi giuridici istituzionali. Lo scacco del Togliattismo stesso rimase pero’, ancora una volta, l’Idea Nazionale; per quanto si cercò inizialmente un confuso compromesso con il nazionalismo garibaldino, oggi il Togliattismo sopravvive non a caso come europeismo globocratico furiosamente anti-nazionale, come è dovere nelle ricchissime ZTL. 

La sostanza marxista leninista internazionalista ha finito ancora una volta per prevalere, con le sue tragiche utopie. L’odierna via anarco-comunista da centro sociale, sia essa quella più insurrezionale di Askatasuna sia essa quella più istituzionale benedetta da Toni Negri, sempre all’ideocrazia imperialista di Soros rimanda; significa quindi lavorare per il “re di Prussia”. Un “re di Prussia” fortemente indebolito e pure lui sconfitto strategicamente, dato il risveglio dello stesso nazionalismo bianco e cristiano americano e data la frantumazione strategica (anti) europea, su base nazionale, abilmente operata da Merz (uomo di Donald Trump) e Meloni proprio in questi giorni. 

La probabile scelta di Franco Gabrielli quale nuova guida della Sinistra radicale “antifascista” sembra appunto riflettere questa impasse strategico. Che Gabrielli, un po’ come fece Togliatti con i Gap e con i vari Secchia, sappia tradurre questi moti spontaneisti in pragmatismo istituzionale “comunista” o socialcomunista dubitiamo fortemente. Le sue capacità politiche paiono ridotte di fronte alle grandi sfide che lo aspettano a meno non operi appunto un decisionista e radicale revisionismo ideologico su decenni di folle globalismo sinistroide; continuare a governare contro i lavoratori ed i piccoli imprenditori nazionali, come si intestardiscono nel fare i vari Starmer e Macron, è di nuovo il più grande regalo strategico che si possa fare a questo pericolo fascista che le Sinistre anarchiche e radicali sentono il dovere di denunciare a pieni e forti polmoni anche quando dormono.
Poco hanno ormai, perciò, da strepitare i comunisti cinesi o le sinistre radicali occidentali (in fondo già alleate strategiche del CCP di Pechino, per quanto ancora in sonno, come si direbbe in gergo massonico) sul nuovo pericolo fascista giapponese e sull’ormai aperta riabilitazione storica e Morale degli “eroi della patria” del Sol Levante degli anni Trenta e Quaranta. Sono stati anzitutto loro a produrre storicamente questa nuova ondata di destra nazionalista patriottica antiwoke e antimarxista; se antifascismo significa Woke, marxismo culturale rivoluzionario strategicamente antinazionale e antirisorgimentale, dittatura ideologica, sia essa di segno woke occidentale o cinese, non possono essere comunque le Sinistre radicali anarchico-comuniste o islamo-comuniste a dare giudizi morali e storici su chi è andato comunque, nonostante tutto, a morire per la patria consapevole di compiere un atto religioso e spirituale. Inoltre i comunisti cinesi, che hanno ancora il coraggio di festeggiare date storiche prossime o coincidenti con il grande e terribile eccidio della storia umana (Hiroshima e Nagasaki), per buona decenza non dovrebbero affatto sabotare la rinascita di un vero patriottismo nazionale nipponico.

Un commento

  1. Alexander Hamilton

    Un’analisi suggestiva. Peccato che non clami sia permesso scrivere nell’apposito spazio. Nell’apprezzare il commento alle vicende geopolitiche ed alle nuove prospettive, devo sottolineare che in questa come in altre analisi manca la percezione del fatto che il PCI è stato assorbito dalle forze guelfe, procedimento praticato con grande facilità, in linea del CLERO progressista che ripetiamolo, si ispira alla Scuola di Francoforte. Il PD, che oggi è stato affidato alle “sicure” mani di Schlein, elvetica giudaico-calvinista, con la collaborazione di un CINQUE STELLE già partito post-liberalsocialista, ora in sicure mani klerycali, sta nullificando qualsiasi richiamo culturale e politico alla tradizione liberale di sinistra, al Partito Radicale, a qualsiasi Partito politico con radici massoniche. PARTITI, beninteso, che NoN rimpiango, anzi! Era ora che fossero spazzati via, ma non dal partito clericale. Questa è la situazione reale del nostro paese che diffonde grazie alle partecipazioni geopolitiche dei nostri governi, questa specifica natura culturale, che tutto è fuorché post-fascista.

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