Secondo il prof. Canfora Donald Trump è nazionalsocialista. Canfora, filologo marxista, si è molto confrontato con l’analisi storiografica del Novecento e della rivoluzione comunista mondiale come quintessenza filosofica e ontologica del mondo moderno compiuta dal filosofo tedesco Ernst Nolte, allievo di Heidegger e Schmitt. Per Nolte, Fascismo e Nazismo non sarebbero esistiti se non come reazione contromilitante, controideologica e controrivoluzionaria di fronte alla Rivoluzione “Asiatica” Comunista con il suo impulso universalista e globalista. Il prius sostanziale e titanico del mondo contemporaneo rimarrebbe perciò Lenin.
Le origini di questa Rivoluzione Mondiale comunista precedono Marx; si trovano nell’Eterna Sinistra, tanto già in taluni profeti dell’Antico Testamento, in fazioni dell’Islam, quanto in taluni fenomeni di eresia religiosa anticristiana e semita. In uno scritto del 2003 sull’eredità del Nazionalsocialismo pubblicato dalla Di Renzo Editore, Nolte previde con una eccezionale lucidità la società woke, femminista, transgender (ma paradossalmente filomusulmana e anticristiana) di radice californiana come una nuova manifestazione di Marxismo Culturale Rivoluzionario “antioccidentale”, prevedendo una reazione nazionalista di massa “cristiana” assai simile all’attuale modello di Trump e Vance (quest’ultimo è un cattolico tradizionalista americano).
Nolte vide nelle guerre balcaniche dell’epoca un archetipo delle guerre del futuro; ovvero delle guerre nelle quali viviamo oggi e nella reazione disperata dei nazionalisti cristiani serbi in quel contesto una esplicita continuità con l’eredità del Nazionalsocialismo hitleriano. Tale reazione disperata del patriottismo serbo, votata alla sconfitta di fronte all’irruzione del messianismo globalista e universalista dei Democratici Neowilsoniani americani che con Clinton bombardarono ripetutamente prima la Bosnia cristiana serba, poi Belgrado e l’intera Serbia (appoggiando sia Al Qaida sia l’Islam sciita filoiraniano lì presenti) fu da Nolte considerata una rivolta reattiva per la sopravvivenza di identità nazionale e individuale cristiana contro la trascendenza teorica e pratica, che si identificherebbe con il materialismo tecnico e dialettico; una rivolta assai simile, pur nella differenza temporale, al protofascismo mussoliniano “antibolscevico” (o Roma o Mosca).
Non sta a noi ora giudicare la visione Trump e l’inevitabile sterzata controrivoluzionaria che è in gioco per le intere società civili occidentali in lotta per la loro sopravvivenza; ciò che va comunque notato è, allo stato odierno, il limite strategico del trumpismo, in realtà su questo piano molto simile al Nazionalsocialismo; la lotta nazionale di sopravvivenza, esclusivista, sembra avere la supremazia su tutto il resto. Se per i Nazionalsocialisti la cosiddetta “crociata antibolscevica” fu più una retorica tattica che una realtà politica mondiale, intesa in realtà a mascherare il sostanziale e permanente pangermanesimo, per Trump la sbandierata alleanza mondiale anti-sinistra, anti-Islam e anti-woke cela in realtà il medesimo disegno di esclusivismo egemonista dell’americanesimo WASP, di certo ben diverso dal globalismo dem o neowilsoniano, ma comunque per certi versi ancora polare con lo stesso, non di definitiva rottura; per quanto la società civile americana vada oggettivamente rivelando, grazie a questo impulso patriottico, un risveglio ancora difficilmente immaginabile nel contesto delle società civili europee d’occidente.
Il cattolicesimo militante e ideale di Vance potrebbe rappresentare una diversa declinazione del medesimo principio, piu in linea con le varie tendenze patriottiche occidentali, ma per ora rimane sulla carta. Se dunque Trump e Vance virano verso il Nazionaloscialismo, allo stesso modo la cultura universitaria woke, di sinistra estremista, da cui attingono a piene mani i politici e gli intellettuali di sinistra radicale dell’intero occidente rappresenterebbe ancor più coerentemente, come Nolte previde più di venti anni fa, un modello odierno di comunismo rivoluzionario: politico e culturale. Peccato che il prof. Canfora non sottolinei anche questo aspetto.
