IRAN O PERSIA?
IRAN O PERSIA?

IRAN O PERSIA?

Tehran 1976 Persia
Nel 1976, quando lo Shah Mohammad Reza Pahlavi venne descritto da alcuni media occidentali, antipersiani e a lui ostili, come “l’uomo più potente del pianeta” decise di rispondere con questo manifesto di Stato, in cui, oltre a dichiararsi di nuovo Shainshah Aryamehr (Re dei Re Luce degli Ariani), sacralizzò il patriottismo persiano per la sua origine Zoroastriana e Mazdeista.

Quello dello Shah fu un interessante modello di nazionalismo persiano modernizzatore (oggi molto rivalutato in diversi contesti) sebbene sia stato il precedente regnante, suo padre nel 1935, a usare ufficialmente il termine Iran (“Nobile”) per rafforzare l’identità nazionale con le altre componenti etniche del paese. Il nome Persia, che deriva invece dalla regione meridionale dell’Iran, chiamata Fars Pars, caratterizza proprio l’Originario, il Primordiale dell’impero persiano e meglio contraddistingue la missione dello spirito nazionale e dell’Autocoscienza patriottica di tale popolo. Fu forse il più grave errore dello Shah Mohammad Reza Pahlavi, nel suo Regno imperiale, non aver ridonato l’autentico nome, Persia, a quella immortale nazione.  La Persia è probabilmente l’unica nazione della Terra che si trova sugli stessi esatti confini da circa tremila anni, così come rappresentati nei testi di storia classica. 

Sempre collegandoci a quanto già scritto sul conflitto all’ombra della stella va ora oggettivamente ricordato che la rivoluzione islamica del 1979 non avrebbe mai trionfato se non vi fosse stato l’appoggio di Brzezinski, influente stratega del sionismo di sinistra radicale consigliere di Carter prima, di Obama in seguito.

Appoggiando la soluzione Khomeini nel 1979 Brzezinski volle impedire che il Paese finisse nella guerra civile tra i comunisti del Tudeh, sostenuti dalla Russia sovietica prossimi alla conquista del potere per lo schiacciante consenso popolare, e gli altri fronti interni, tra i quali vi erano appunto i rivoluzionari sciiti seguaci della linea di Iman Khomeini, che fu di certo il più abile a usare il sostegno britannico e francese, antipersiano, per volgerlo ai propri scopi. Brzezinski, stratega della Casa Bianca di origine polacca, era però, come Giovanni Paolo II un nazionalista polacco (una piccola ma importante contraddizione rispetto alla strategia Internazionalista sionista di sinistra che perseguì con Carter o Obama) che voleva così sabotare in ogni modo l’imperialismo russo sovietico, sostenendo però il marxismo neomaoista cinese; perciò preferiva la soluzione dell’Internazionalismo sciita khomeinista, per un Paese strategico e ricco di materie prime come l’Iran, rispetto a quella dell’Internazionalismo filosovietico del comunista Tudeh o ancor più al Nazionalismo persiano classico dello Shah.

Il nazionalismo persiano dello Shah Reza Pahlavi, che tuttora viene in modo un po’ semplicisticamente caratterizzato come filo occidentale, fu invece assolutamente scaricato dall’Occidente in quanto era una Monarchia sacrale di natura zoroastriana che non stancava di richiamarsi alle origini ariane del fiero e unico popolo persiano, il popolo di Dario e Ciro il Grande che aveva i diritti umani e la luce del pensiero solare di Ahura Mazda quando nessun popolo aveva un tale bagaglio sociale e sapienziale. Basta riprendere le cronache degli anni Settanta per vedere che lo Shah era dipinto in Occidente non come un monarca illuminato e modernizzatore che non voleva entrare in conflitto né con l’Occidente né con l’URSS, ma come un despota da abbattere con una rivoluzione socialista; viceversa gli esperimenti del più vario e sanguinario socialismo anti-occidentale venivano rappresentati dalle università americane e europee (con le loro caste intellettuali per lo più di estrema sinistra ebraica che erano secondo lo Shah Egemoni) come autentici modelli da seguire.  In una rara, e troppo sottovalutata, storica intervista rivolta all’occidentelo Shah indicò proprio in questi circoletti dell’Estrema sinistra ebraica dei media occidentali il suo più grande e potente Nemico (e nella sua visione un Nemico per lo stesso occidente cristiano). Al tempo stesso, con la Rivoluzione Bianca fieramente persiana, né occidentale né orientale, lo Shah pur con molte e tragiche contraddizioni interne aveva modernizzato l’Iran portandolo a standard di vita occidentali, ben oltre gli altri Paesi orientali e medio orientali. Fu sicuramente un balzo in avanti spirituale e patriottico nella storia persiana. Fu anche, lo Shah, un Monarca illuminato e pragmatico, come ha riconosciuto di recente l’ex presidente iraniano Ahmadinejad; per quanto l’anticomunismo fosse nella Persia dell’epoca dottrina di Stato, lo Shah seppe instaurare relazioni strategiche non solamente con la Romania di Ceausescu, che era effettivamente più un modello di nazionalismo rumeno antisovietico che di marxismo-leninismo (il nazionalista rumeno Ceausescu sarà tra l’altro lo Statista più fedele allo Shah e più leale con lui sino alla fine) ma anche con la Cina maoista.

Il leader rumeno Ceaușescu ospitato con sua moglie Elena nell’Iran imperiale Tehran 1971. Pochi anni dopo lo Shah e l’Imperatrice Farah Diba saranno ospiti d’onore a Bucarest.

Commise però l’errore di sottovalutare il peso sociale interno della borghesia dei bazar metropolitani che spesso, per eccesso di orgoglio, scontentò. Dovette pagare di persona per un progetto e una pratica di troppo veloce modernizzazione patriottica basata sul mito dell’eterna Gloria persiana, scavalcando e calpestando talvolta le pur minime esigenze popolari e i pur legittimi sentimenti di benestare dei borghesi e dei produttori; progetto che non poteva comunque essere gradito ai padroni di Jalta; molto più redditizio e utile era, per i signori di Jalta, un Iran impelagato in una guerra decennale con l’Iraq di Saddam. Ciò riveleranno poi lo scandalo mondiale Iran Contras; lo scambio diretto di informazioni segrete tra il futuro presidente Reagan e Khomeini durante la crisi degli ostaggi di Tehran; la posizione assai equivoca, oggettivamente non giustificabile, dei rivoluzionari islamici sciiti contro l’Argentina nazionalista nella guerra delle Malvinas, dovuta probabilmente al fatto che Israele sostenne viceversa il regime militare sudamericano (del resto la stessa Italia con il Governo Spadolini I ebbe in quel contesto una posizione attivamente filo Argentina molto spinta, anche grazie alle relazioni internazionali di Gelli e Calvi). 

I decenni di Repubblica islamica hanno reso una possibile potenza globale come l’Iran con eccezionali capacità un Paese a dimensioni e capacità limitate; ciò chiaramente non solo per evidenti limiti delle varie classi dirigenti sciite che si sono avvicendate ma anche per continui e inevitabili sabotaggi esterni di ogni tipo. Va però in definitiva considerato che le caste islamiche sciite non sono affatto state all’altezza della prova storica, l’Iran degli ayatollah è oggi di fatto una semicolonia della Cina di Xi Jinping. Una nazione giovane, colta, dinamica quella persiana: pretende e vuole chiaramente di più. 2 milioni quasi di Km quadrati, 90 milioni di abitanti, tra le più forti e estese riserve al mondo di petrolio e gas, una gioventù per la quale il patriottismo è qualcosa di addirittura più sacrale dell’immenso pluralismo metafisico, filosofico e religioso che quella terra ha donato al mondo; una vita per la preghiera del venerdì in moschea e per una ortoprassi meramente giuridica con normi e divieti è inevitabilmente troppo poco per la Gioventù nazionalista persiana quando poi, nei vari conflitti, i chierici simbolo della Repubblica islamica non hanno certamente dato il massimo esempio di patriottismo che potessero dare, anche affermando apertamente che il patriottismo o nazionalismo persiano sarebbe un valore in un’ottica trascendente! 

Non sta a noi, che non siamo mai stati né propal né pro Israele, né pro Russi né pro Zelensky, prendere da un computer e tramite uno schermo, a enorme distanza morale e spaziale dai fatti, posizione riguardo al conflitto interno tra il Nazionalismo Persiano e lo Sciismo internazionalista di Stato. Va però considerato che a parte l’Europa occidentale, vecchia e purtroppo sempre più utilitarista e materialista, quasi ovunque nel mondo il fuoco del patriottismo e della Nazione si è svegliato e si sta svegliando ancora più senza sosta: soprattutto tra gli elementi più giovani che considerano di nuovo un Dovere il sacrificio per la Patria, per un nuovo Risorgimento e per le future generazioni anche al prezzo della morte, della mutilazione degli arti o del fisico, della pena durissima, dell’abbandono definitivo degli affetti più cari. Questo non è affatto poco. 

Sempre e solo per la Patria. Per l’Italia. L’unica posizione onesta e morale, individuale, che si può prendere di fronte agli eventi tragici ma anche luminosi davanti al nostro sguardo.