Di Angelo Lauro

Sebbene siano passati ormai 80 esatti dalla fine della Seconda guerra mondiale, più di 100 dalla Rivoluzione bolscevica del 1917 e dalla Marcia su Roma del ’22, le categorie politiche e giuridiche occidentali sembrano ancora ferme a quegli anni. Lo Stato d’Emergenza permanente, leggi e iniziative parlamentari sempre più vincolanti e liberticide che compenetrano addirittura la sfera individuale più intima, corsi di educazione sessuale e affettiva obbligatori per bambini di asilo come nella Genova progressista e antifascista della sindaca Salis, sino poi al controllo e alla sorveglianza delle presunte emozioni negative in seno alla popolazione rivelano che considerare residui del passato o di un immaginato oscurantismo medioevale i Regimi di Sorveglianza è forse anche questo uno strumento della propaganda dei nostri tempi, come l’antistatalista Orwell, che si considerava un conservatore anarchico, seppe ben prevedere.
Chi è fascista? Chi comunista?
Fascista è oggi nell’immaginario comune, che è l’unico elemento che in questo campo purtroppo conta più degli altri, perché i regimi che governano veramente contro la popolazione possono durare pochissimi anni, chiunque si discosti dal radicalismo culturalmente Egemonista della Sinistra occidentale Woke e antifa ponendo tuttora al centro l’ideale di patria e un certo conseguente Militarismo che per il progressismo sarebbero un retaggio oscurantista da dissolvere con ogni mezzo come ogni individualismo piccolo-borghese, oltre al presupposto di un decisionismo virile o coraggio morale che non dovrebbe definitivamente scomparire dalla civiltà occidentale; Comunista chiunque voglia l’abbattimento del cosiddetto patriarcato virile e l’estinzione del “maschio bianco occidentale” (la Lotta di Genere al posto della sconfitta e irrealistica Lotta di Classe), la dissoluzione dei confini delle patrie e della sicurezza nazionale, del ruolo delle Forze Armate, il Defunde The Police, infine il superamento filosofico e pratico marxista della tutela giuridica della proprietà privata individuale. Le stesse esigenze geopolitiche, che riviste specializzate e media assai schierati con la Sinistra più o meno radicale (come La7 e il Corriere della Sera di Cairo o la Repubblica di Elkann di cui è collaboratore L. Caracciolo ) tentano da anni di portare al centro del dibattito sono assolutamente secondarie rispetto a quanto notato sopra; milioni di occidentali continuano a simpatizzare con i russi contro gli ucraini, perché a loro avviso continuerebbero la tradizione comunista sovietica della Resistenza di Stalingrado contro il Fascismo (ucraino), per quanto il nazionalismo di resistenza ucraino non abbia fatto particolarmente breccia nei cuori dell’immaginario neofascista; sullo stesso conflitto in Medio Oriente milioni di occidentali di destra o neofascisti storicamente filopalestinesi e antisionisti, sono velocemente (forse troppo velocemente….) passati a una posizione disfattista e indifferentista nel momento in cui le avanguardie Rivoluzionarie neo-comuniste LGBTQ e Femministe hanno preso la guida del fronte occidentale filopalestinese. Di conseguenza, oggi il neocomunismo si identifica tuttora con l’antifascismo; il neofascismo anzitutto con l’anticomunismo. Se siano categorie politiche e sociali autentiche o non autentiche, è del tutto secondario dato che i sentimenti e le emozioni vive o i miti residuali di milioni e milioni di cittadini occidentali, e non solo occidentali, visto che milioni e milioni di cinesi e giapponesi-taiwanesi sono di nuovo nel vortice di una crisi internazionale sempre in nome del fascismo e dell’antifascismo, spingono in tale direzione e continuano a vedere il mondo con questi occhi. Ad esempio, nonostante i media, capaci certamente di imporre l’Egemonismo culturale, per lo più continuino a demonizzare il fascismo come il male assoluto come fanno da decenni ignorando malcelatamente crimini e orrori degli altri fronti, gli effetti concreti nella coscienza dei paesi e delle popolazioni sono oggi molto più deboli a livello di emozioni e mobilitazioni antifasciste. Spesso producono anzi risultati opposti alle intenzioni degli strateghi della comunicazione, come si è visto anche di recente con lo Stato d’Emergenza da Covid-19, instaurato da Giuseppe Conte e Mario Draghi sul modello del Partito Comunista Cinese e del suo totalitarismo “rosso”, che ha generale un sentimento di malessere diffuso e pronunciato nei confronti dello Stato antifascista nato dalla Resistenza. Questa propaganda antifascista produsse, come si ricorderà, mobilitazioni continue ma di segno opposto agli auspici.

Fascismo oggi?
Gli studi e le analisi di geopolitica, per quanto importanti, rimangono perciò territorio di nicchia che penetrano labilmente nella coscienza delle nazioni profonde, oramai fortezze indiscusse delle destre patriottiche in tutto l’occidente e in tutto l’Est Europa, Russia a parte; ma le stesse élite universitarie e scientifiche metropolitane, fortezze per lo più della Sinistra comunista o radicale, non possono riprenderne, per evidenti motivi, il messaggio troppo elitario e astruso anche per loro. Non si dimentichi, tra l’altro, che nessun geopolitico nel 2021 seppe prevedere o intuire che saremmo entrati in un ciclo di guerre estese; di conseguenza la geopolitica finisce per essere come la virologia ai tempi del Covid-19. Inoltre: la Sinistra neomarxista woke può pure organizzare marce e flottiglie per la Palestina, ma la situazione si complica assai sino a divenire senza via d’uscita allorché si tratti di legittimare o giustificare i vari regimi di Sharia (letteralmente: Il Cammino- regime islamico che conduce alla fonte a cui abbeverarsi) che si sono affermati, da Gaza a Kabul, falcidiando o sterminando i vari movimenti o militanti comunisti a differenza di Israele e degli ebrei che continuano a venerare in Stalin una sorta di padre fondatore della “nazione” per il sostegno decisivo dato al Sionismo internazionale nel momento decisivo. Di conseguenza l’Ideologia antifascista, antipatriarcale, per la Lotta di Genere Permanente, diviene una sorta di comodo e maneggevole passepartout universale. Se il fascismo del secolo precedente, che aveva una visione e una prassi di Offensiva, si caratterizzò soprattutto per l’antisemitismo (al punto che Mussolini dichiarò già dal 1919 che non esisteva l’antimarxismo o l’anticomunismo per il fascismo se non vi era alla base l’antisemitismo), quello che ci viene rappresentato come modello odierno, che è una semplice forza antropologica di controresistenza in difesa di una civiltà occidentale eclissata, si caratterizza come mera negazione della Sinistra radicale, che viene vista come la massima e più pericolosa forza di sovvertimento e dissoluzione; l’Ebraismo, lo stesso Islam contro cui si protesta ma solo se è “nei nostri quartieri” (non in generale), le Caste dei politici o dei magistrati o degli intellettuali o degli scienziati, sono fenomeni e elementi i quali vengono osservati in modo critico e ostile solo se si trovano nel campo della Sinistra ateista e radicale “cattocomunista”. Se così non è divengono, per la nazione profonda, oggetto anche loro di indifferentismo o disfattismo. Se la Sinistra radicale Intellettuale e Culturale ha preso la guida dei fronti filoputiniano o filopalestinese (nonostante Putin e Israele siano in ottime relazioni e niente affatto in conflitto), le patrie profonde, che vivono più di emozioni e sentimenti, hanno invece finito per prendere la guida di battaglie più individualiste e anticollettiviste contro lo stato etico o il Leviatano, come quelle contro l’obbligo di vaccinazione di massa o quelle a favore delle scuole parentali e alternative o, infine, quelle recenti della cosiddetta “famiglia del bosco” pur essendo paradossalmente nemiche giurate delle politiche burocratiche collettiviste europeiste e del Green Deal. Perché queste forze, che vivono per lo più di emozioni negative o di miti residuali, possano acquisire un realismo politico effettivo o concreto, dovrebbero saldarsi in modo legalitario e istituzionale con l’elemento militare come avvenne nel secolo precedente con l’esempio dei vari Videla, Peròn, del filofascista Juan Velasco Alvarado, di Blas Pinar e del suo bunker falangista. Per quanto crediamo di essere molto avanzati, sul piano dei diritti, delle presunte società del benessere tecnologico e delle tutele sociali o individuali, nella dimensione del pensiero concreto siamo perciò fermi più o meno all’anno 1936, anno dell’inizio della guerra civile spagnola e, secondo varie interpretazioni sia di sinistra che di destra, anni iniziale della stessa Seconda guerra mondiale quale guerra civile mondiale tra la sinistra neoleninista e la destra fascista. È da ricordare la parola d’ordine che Lenin aveva lanciato nell’estate 1914 alle soglie del primo conflitto mondiale: “Trasformare la guerra imperialista in guerra civile”. Indubbiamente sia per Stalin che per Trockij che per Togliatti, come per ogni altro autentico continuatore di Lenin, il concetto e la pratica della Resistenza (antifascista non più antimperialista) significava la continuazione per l’Occidente di ciò che era avvenuto in Russia nel 1917. L’idea attuale dell’Unità Antifascista segue dunque quella svolta strategica della politica sovietica dei primi anni ’60, forse ispirata dallo stesso Togliatti, non segnata da atti palesi ma divenuta visibile nelle sue conseguenze attraverso il tortuoso sforzo dei partiti comunisti dell’Europa occidentale per costituire più larghe e più vaste unità. L’accordo con i Cattolici dei Comunisti, nella prospettiva dell’Unità Antifascista cattocomunista, che riguarda perciò non un ostacolo presente bensì un avversario ideale che viene chiamato fascismo, porta in definitiva ad una Strategia di dissoluzione dei valori tradizionali in cui si sono storicamente concretizzate le società civili occidentali, con l’affermazione delle individualità, delle piccole proprietà private, delle patrie comunità per cui vivere, morire e amare così via. La potenza internazionale del neo-comunismo non si vuole realizzare pertanto più con l’affermazione del marxismo visto nelle sue irrealizzabili e utopiche inclinazioni ideali ma con la dissoluzione metodica delle tradizioni patriottiche e spirituali occidentali. Dall’altra parte una forte identificazione del neofascismo con la militanza anticomunista, sorto già ideologicamente nell’ambito della Resistenza gappista partigiana con la formazione di reparti di autentica controresistenza o controguerriglia come quelli di terra della Decima Mas o della Legione mobile E. Muti che si caratterizzarono appunto per il loro impulso di attiva e disperata controresistenza (come dicevo sopra riguardo al tipo antropologico dell’odierna patria profonda), finisce per essere una ipotesi storica concreta, che adatta la stessa filosofia e la stessa visione a una guerra controculturale di disperata difesa esistenziale, antiburocratica, orientata in tale direzione, come emergeva nel Manuale di anticomunismo di Armando Plebe, l’unico filosofo ufficiale (nè gentiliano nè evoliano) del partito neofascista italiano di Almirante.
Armando Plebe e il Togliatti di Pajetta
Proprio Plebe notava negli anni ’70 che i veri comunisti già erano, ma ancora più lo sarebbero diventati, i cosiddetti comunisti bianchi, non più i rossi, ma i borghesi progressisti, i cattolici, i giornalisti conformisti, ossia i democristiani. Plebe seppe prefigurare i Woke della nostra epoca. Costoro proprio avrebbero fatto da avanguardia rivoluzionaria, più o meno consapevolmente, rispetto alla dissoluzione in atto, semplicemente per paura materialista e per Ideologia di antifascismo. L’unica vera via di progresso e rettificazione sarebbe stata per Plebe, viceversa, “l’Anticomunismo” della patria profonda. Per certi versi Plebe colse forse più nel segno dei vari ideologi neofascisti, dato che Gian Carlo Pajetta, reduce dal fallimento dell’occupazione della Prefettura di Milano del novembre ’47 che avrebbe dovuto dare avvio alla rivoluzione, spiegò bene che la Strategia Antifascista di Togliatti, il Migliore, non era affatto fine a se stessa, non era quella di sovietizzare l’Italia con una improbabile rivoluzione di massa ma piuttosto mirava a una lenta ma metodica conquista riformistica e “legalitaria” degli apparati fondamentali e decisivi dello stato sino al punto di svuotare proprio la DC dei propri contenuti programmatici, cosa più o meno inveratasi negli anni successivi alla morte de il Migliore.

Concordia patriottica o guerra civile latente?
Prendendo dunque coscienza che viviamo ancora di contenuti politici ideati da filosofi o leader di partito dello scorso secolo, occorrerebbe riflettere sugli eventi futuri, su una possibilità di uscire definitivamente dalla Seconda guerra mondiale, con Concordia Patriottica e virtu’ morale nazionale, superando la perenne guerra civile in potenza che da un momento all’altro, speriamo mai, potrebbe di nuovo tradursi in atto.
