Recensione “La lobby ebraica” di Ferruccio Pinotti
Recensione “La lobby ebraica” di Ferruccio Pinotti

Recensione “La lobby ebraica” di Ferruccio Pinotti

Di Angelo Lauro

Il saggio di F. Pinotti, attualmente caposervizio interni al “Corriere della Sera”, che non vuole assolutamente degenerare nell’antisemitismo o nel filofascismo, tantomeno nel sostegno all’Islam militante, si avvale in realtà di un notevole uso di fonti e apparati. La ricerca del giornalista è in effetti estremamente dettagliata, puntuale, nonostante questo, se volessimo individuare un punto che avrebbe meritato ben più attenzione, non ci porta  nuove idee o ulteriori intuizioni; che esponenti di rilievo sia del mondo occidentale della sinistra che quello della destra appartengano secondo l’autore a tale lobby o siano per un verso o per l’altro subalterni a tale lobby non è una novità nemmeno per l’uomo della strada, ma questo richiederebbe però un più attento esame e dell’elemento mistico chassidico e, in modo particolare, del Chabad Lubavitch (acronimo ebraico di Chochman, Binah, Da’at, Saggezza, Comprensione, Conoscenza), ovvero del profondo e notevole movimento Ideocratico e Messianista che ha scritto in gran parte la storia del novecento e sta scrivendo quella stessa dei giorni nostri.

Per quanto la Finanza Occidentale delle BIG THREE – come nota il Pinotti – giochi un suo ruolo e per quanto noi non abbiamo di certo una posizione filo-israeliana a occhi chiusi è però innegabile riconoscere a militari, civili e intelligence Israeliana un coraggio idealistico che i nostri popoli hanno perduto o non hanno recuperato. Qui, inoltre, l’Autore entra in contraddizione dato che il Trump “sionista” è al tempo stesso il più grande nemico delle BIG THREE, di conseguenza questa contraddizione andrebbe sciolta come i tentati omicidi del Presidente statunitense che allo stesso mondo dovrebbero rimandare come motivazione finale. Quando parliamo di tale fenomeno chassidico ci riferiamo chiaramente ai fermenti spiritualistici ebraici dell’Est Europa (Polonia, Ucraina, Russia). I grandi pensieri dell’ebraismo russo-polacco sono stati conquistati almeno fino al 1850 dal chassidismo e i grandi autori sono Simon Dubnow, Martin Buber, Jacob Minkins; il chassidismo è ancora oggi un fenomeno vivo e il suo mondo messianico attirò quegli elementi che lottavano per un rinascimento spirituale dell’ebraismo di fronte ai Maskilim, gli avversari razionalistici dei chassidim e di fronte alla storica sconfitta del messianismo frankista e sabbatiano.

Pinotti analizza meramente il piano orizzontale, per quanto con grande pignoleria e precisione davvero ammirabile; rileva come le grandi dinastie o caste egemoni occidentali appartengano alla suddetta lobby, nell’Italia stessa. Fa eccezione nella storia patria per il regime fascista che, per quanto “regime dei ritorni” e per quanto in origine in relazione con alcune frazioni dell’Ebraismo di casa nostra, intese porre un drastico e drammatico freno a tale egemonismo (Cfr. P. 71); per questo il Fascismo ha la immensa responsabilità storica di aver ricacciato l’intera comunità ebraica nelle condizioni dei ghetti preunitari e di aver posto al centro di tutto la questione ebraica, come nota il Nostro. Disse più volte Mussolini, non a caso, che un anticomunista che non sia anche antisemita non sarebbe che un anticomunista a metà o un criptomarxista(tale pensiero verrà ripreso poi da Adolf Hitler), dato che la “rivoluzione mondiale comunista” da altri non sarebbe stata incentivata e promossa che dalla famosa lobby (cfr.  Parole di odio. Il lessico antisemita del giovane Mussolini – Treccani).  

Il cuore profondo dell’Ebraismo italiano si ha perciò proprio nei valori della Resistenza partigiana, comunista, antifascista (cfr. P. 72): “Gli Ebrei italiani partecipano attivamente a questa stagione luminosa della Resistenza (antifascista NDC): oltre un migliaio si uniscono volontariamente alle (Comuniste NDC) Brigate Garibaldi e ai gruppi (Azionisti e neomazziniani) di Giustizia e Libertà. Tra loro spiccano nomi come Emanuele Artom…i Partigiani Primo Levi, Luciana Nissim e Wanda Maestro….per non parlare dei protagonisti della politica antifascista come Leo Valiani, Umberto Terracini, Eugenio Curiel ed Eugenio Colorni” (Ibidem). Motivo per cui vi è profonda e ipocrita ingratitudine da parte dei manifestanti filocomunisti della Sinistra Radicale “Pro Pal” e antifascista che ha finito per dimenticare la storica e radicale lotta dell’antifascista comunità Ebraica d’Italia, senza cui non avremmo forse avuto la Resistenza. Veramente interessanti anche le pagine dedicate dal Nostro (Cfr. pp. 82- 86) a “camerati” e “compagni” post-’45 di fronte a ebraismo e sionismo. Negli anni ’50 e ’60 l’MSI neofascista oscillava tra antisemitismo latente e simpatia per il Patriottismo arabo antisionista (p. 82); Giorgio Almirante, storico leader neofascista, pur rinnegando l’antisemitismo biologico continuò a difendere elementi dell’antisemitismo ideologico e culturale (p. 82).

 “Almirante […] nel 1972 sosteneva che come nazione sovrana Israele meritava rispetto ma accusò l’ebraismo internazionale di strumentalizzare la Shoah a fini politici […] gruppi della destra extraparlamentare si schierarono a favore della causa palestinese […] Non era raro imbattersi tra i giovani del Fronte Della Gioventù (ala giovanile missina NDC) in volantini filopalestinesi  che esprimevano aperta solidarietà all’OLP […] L’avvio della Seconda repubblica segna la svolta moderata. L’MSI muta in Alleanza Nazionale (AN). Il suo leader è Gianfranco Fini. Il partito attua un’operazione di sdoganamento istituzionale. Nel novembre 2003 Fini si reca in visita ufficiale a Yad Vashem e definisce le leggi razziali del 1938 ‘il male assoluto’ […] Nonostante la virata filoisraeliana, permangono ambiguità […] Il Presidente del Senato Ignazio La Russa, in visita in Israele nel marzo 2023, è stato criticato per non aver condannato esplicitamente il fascismo”.

Pinotti, con grande onestà storica (p. 84) riconosce anche il ruolo decisivo della Sinistra Mondiale e in particolare dell’URSS di Stalin nella nascita di Israele nel 1948, l’entusiasmo di Nenni e di molti compagni social comunisti tra cui il Migliore Palmiro Togliatti di fronte alla radicalizzazione anti-islamica e anti-araba del Sionismo con la sua struttura collettivista kibbutzica [1]; “la causa ebraica israeliana era interpretata dai comunisti come la prosecuzione della Resistenza in chiave mediterranea. Ma dal 1967 la Sinistra raffreddò progressivamente gli entusiasmi pro Sion…” e inoltre il PCI di Berlinguer, così amato e venerato dalla odierna Sinistra, secondo l’Autore non ebbe addirittura mai il coraggio storico di fare i conti con la persecuzione fascista e Mussoliniana degli Ebrei in Italia (ciò lascia quasi pensare la condividesse!) e con il peso storico del trauma ebraico (p. 84). Quanto al sionismo sovietico che regnò, oltre e nonostante i formalismi filopalestinesi, sino alla fine del regime bolscevico, con Andropov, il maestro di Putin, in stretti legami con Edgard Bronfman (presidente del Consiglio mondiale ebraico e vicino alla Sinistra Israeliana), si ricorderà che il Bund Ebraico era sin dai primi dello scorso secolo unito al movimento marxista russo e polacco; moltissimi gli ebrei che militavano anche in ruolo di vertice nei movimenti rivoluzionari socialisti. Al tempo stesso il bundismo collaborava attivamente con le organizzazioni del sionismo socialista (Poalej Sion e Hashomer Hatzair), condividendone l’obiettivo isrealiano; dopo il ’17 russo infine darà vita ad un filone integralmente comunista devoto alla causa di Lenin.

Per quanto manchi completamente l’analisi del retroscena spirituale e metafisico, il libro merita in definitiva di essere letto e studiato anche per il bel capitolo sul MOSSAD, sulla straordinaria penetrazione propagandistica e mediatica di certe tesi e sulle dinastie di casa nostra. Un limite, infine, è, negli importanti e numerosi passi su sionismo e Stati Uniti, da vedersi nel fatto che l’Autore sia passato sopra al fatto dell’Omicidio Kirk senza nemmeno formulare ipotesi. Un evento così significativo e dirimente per larghe fasce di Destra Maga Usa al punto che sarebbe stato opera di ambienti israeliani.