Di Andrea Giumetti
I tempi stanno cambiando. Dopo un’epoca di calma apparente, nubi di guerra e contrapposizione oscurano gli orizzonti che, fino a pochi anni fa, apparentemente sembravano liberi. In quest’ottica, in cui la forza torna, malgrado tutto, ad essere il principale mezzo di risoluzione dei conflitti, anche lo Spazio non viene risparmiato dal gioco di potere e rivalità. Oggi, lo Spazio non è più solo il pacifico dominio degli scienziati e della cooperazione trasversale agli stati, ma sta diventando sempre di più un terreno di competizione, in cui si intrecciano profondamente non solo le vicende internazionali, ma anche un fitto substrato di società, flussi economici e competizione corporativa. L’epoca dell’Outer Space Treaty è finita, quella della New Space Economy è sorta!
Lo Spazio come nuovo terreno di conquista
Oggi, lo Spazio si presenta come un nuovo terreno di competizione da conquistare per un ecosistema di società private che sono nate nel momento in cui la rivoluzione digitale e dell’IA ha consentito a società e start-up a grande capitale intellettuale e tecnologico di poter partecipare alla costruzione di prototipi e progetti spaziali realizzabili fuori dalla tradizionale filiera delle agenzie spaziali nazionali. Una ragnatela fittissima, che forse è sorta senza che la maggior parte delle persone se ne rendessero coscientemente conto, e che fossero chiare le coordinate di questo nuovo mondo che punta a conquistare le stelle.
Ma la New Space Economy ha anche un’altra faccia, poiché le tecnologie utili all’esplorazione spaziale, quasi sempre, sono anche tecnologie che possono avere un utilizzo militare. Materiali ultraleggeri di nuova generazione, telecomunicazioni avanzate, sistemi di supporto vitale e IA sono solo alcuni dei campi in cui i due settori si intersecano, e dove le società all’avanguardia nel settore, in virtù della loro natura privata, possono giocare un ruolo che a volte pesa quanto la politica degli stati.
Guerre Spaziali: dalla Space Race alla New Space Economy
In questo senso, il libro Guerre Spaziali di Valentina Chabert (editore Ledizioni, 2025, pagine 128, prezzo di copertina 18,00) rappresenta una preziosissima mappa per orientarsi all’interno di questo mondo che cambia. Analizzando l’eredità lasciata dagli anni della Space Race e della Guerra Fredda, l’autrice definisce innanzitutto lo stato dell’arte dell’industria spaziale nazionale di Russia, Cina e Stati Uniti. Ma non manca, ovviamente, di evidenziare come oggi alcuni Paesi – tra cui spicca l’Italia – abbiano raggiunto una presenza e un livello qualitativo tecnologico spaziale tutt’altro che trascurabile.

L’analisi procede valutando il ruolo dello Spazio sia come ecosistema economico, che come accennavamo prima è in piena crescita, ma anche e sopratutto come campo di contrapposizione i cui sviluppi hanno fortissime ripercussioni sulle vicende del Globo Terracqueo. Particolarmente interessante è poi il nesso che la Chabert porta alla luce tra la cooperazione dinamica della realtà privata, naturalmente portata all’interscambio di informazioni, rispetto alla concezione quasi autarchica che invece caratterizzerebbe le realtà, Russia e Cina in primis, che hanno un forte programma spaziale statale.
Un libro utile e ben scritto
Dunque, Guerre Spaziali di Valentina Chabert non è solo un opera utile, perché fornisce le coordinate per leggere il presente che sta cambiando, ma è un testo particolarmente degno di nota perché riesce a farlo adoperando un linguaggio chiaro e tecnico, senza tuttavia rinunciare ad uno stile descrittivo e coinvolgente. Grazie a questa attenzione stilistica, nel testo troveranno spunti di riflessione e utili informazioni sia il lettore specialistico che quello digiuno degli argomenti.
