
Il 2 aprile 1982 prese avvio quella che sarebbe divenuta la guerra aeronavale più intensa e dura dalla fine della Seconda guerra mondiale: il combattimento tra la Giunta Patriottica argentina e l’Imperialismo anglosassone per la riconquista delle Isole Malvinas; il successivo 4 maggio si ebbe l’affondamento del cacciatorpediniere britannico HMS Sheffield da parte di un missile francese Exocet AM-39 lanciato da un aereo navale argentino Super Étendard. Vi furono 20 morti e 24 feriti, tutti soldati inglesi; la nave bruciò per giorni prima di colare a picco. Il governo di Margaret Thatcher iniziò a fare pressioni sulla Francia affinché non fornisse altri Exocet all’Argentina. Iniziarono quindi diversi tentativi di acquisire nuovi Exocet sul mercato nero. Ed è proprio nel dossier di un importante giudice italiano che compaiono documenti relativi a un accordo tra Italia e Argentina: se i nazionalisti antimperialisti argentini fossero riusciti ad acquistare un maggior numero di missili, l’Inghilterra avrebbe dovuto ritirarsi dalle Malvinas.
Secondo la documentazione scoperta dal giudice italiano, l’allora Segretario Generale del Partito Socialista Italiano (PSI), Bettino Craxi, l’esponente della Loggia Propaganda 2, Licio Gelli, il Vaticano e il banchiere Roberto Calvi, un ex fascista della Repubblica di Salò di nome Gaio Gradenigo (direttore del quindicinale “Il Risorgimento” ed esponente del neofascista MSI all’estero) e infine gli uomini di affari Francesco e Antonio Macri, si sarebbero tutti di comune accordo attivati per un appoggio logistico e geopolitico al Nazionalismo argentino anti-inglese.
Va considerato che, all’epoca, l’intero pianeta politico e geopolitico impose la criminale logica di sanzione e strangolamento economico e finanziario contro l’Argentina, che aveva osato alzare la testa. Solo le suddette personalità politiche, economiche e religiose italiane, oltre al coraggioso Perù, intesero marciare contro il vento sostenendo concretamente la Giunta patriottica militare di Buenos Aires. Il sostegno degli stati arabi e islamici, tanto aspettato a Buenos Aires, non vi fu né vi sarebbe stato; parteggiavano chiaramente per Londra, come sempre, a parte rare eccezioni.
La pianificazione per la fornitura di 52 missili Exocet A-39 tramite il Perù – al costo unitario di 1.538.461,54 dollari, per un totale di 80 milioni – fu denominata “Operazione Pampa”. L’operazione era guidata dal capitano di vascello argentino Osvaldo Carlos Alberto Corti (rappresentante di Gelli in Argentina e marito di una nipote del Gran Maestro della P2) a capo della Sottocommissione Acquisti della Marina argentina. Insieme al capitano Julio Ítalo Lavezzo, egli stabilì la propria base operativa al numero 58 di Avenue Marceau a Parigi, nello stesso edificio che ospitava gli uffici dell’OFEMA (Ufficio francese per l’esportazione di materiale aeronautico). Da quel momento in poi, non solo l’MI6 britannico ma anche diversi servizi di intelligence francesi, americani e sovietici iniziarono a intercettare ogni telefonata effettuata da Corti dal suo ufficio e dalla sua abitazione. L’allora presidente francese François Mitterrand si impegnò a rispettare il criminale embargo, assicurando alla Gran Bretagna che non vi sarebbero state ulteriori forniture di aerei o missili Exocet all’Argentina. Garantì inoltre che non vi sarebbero state fughe di missili dagli stabilimenti dell’Aérospatiale, avendo ottenuto rassicurazioni in tal senso dal fratello, il generale Jacques Mitterrand, aviatore in congedo e vertice dell’azienda di Stato.
La Francia arrivò persino a consegnare ai britannici i contratti di acquisto firmati con l’Argentina e mise a disposizione aerei Super Étendard affinché potessero studiarne le prestazioni ed effettuare test di rilevamento e contromisure utilizzando il radar Agave. I servizi segreti francesi monitorarono anche la ricerca di missili sul mercato nero condotta dalla Sottocommissione navale e le trascrizioni di tutte le conversazioni del capitano Corti vennero prontamente trasmesse ai britannici, ai sovietici, agli americani, tutti compatti contro l’Argentina.
Una finestra storica, coraggiosamente aperta dai Generali argentini, fu perciò subito chiusa dalla solita unione del superimperialismo. Se oggi, nei conflitti interimperialisti in corso non ha senso schierarsi in un fronte o nell’altro (sia esso russo o ucraino, israeliano o arabo-persiano), avrebbe viceversa ben più senso storico politico e significato geopolitico un concreto revanscismo irredentista e nazionalista argentino sulle Malvinas.
Per questo ringraziamo Leo Messi e i suoi per la storica giornata del 15 luglio 2026, contro ogni divieto, contro ogni sanzione e contro, anche, le false promesse di Milei, ammiratore della colonialista Thatcher. Grazie agli eroi della Selección per aver riportato al centro della scena mondiale le Malvinas oppresse. Parafrasando il compagno Scurati, di nuovo M, “lo spirito del secolo”: stavolta Messi.

Anche questa volta, come già nel 1982, l’Argentina ha avuto contro tutto il mondo per tutta la durata dei mondiali 2026, dalle agenzie cyber israeliane (team Jeorge) a quelle del solito MI6, da Trump a Infantino, dal Congresso USA al compagno Mamdani (a Buenos Aires si pronuncia per caso Epstein?), dai falsi antagonisti di ogni colore alle star di Hollywood (in Argentina pronunciano forse sempre il nome Epstein?). Purtroppo anche l’Italia e gli italiani che tifavano stavolta non i fratelli argentini ma la Spagna progressista, “comunista” e liberale del compagno filofranchista Re Filippo VI, una Spagna che si è ritrovata campione del mondo senza nemmeno sapere il perché: bisognerebbe chiederlo a Trump e Infantino che hanno festeggiato più degli spagnoli, tra rigori netti e decisivi non dati all’avversario (come il Belgio), rigori viziati da falli dei propri giocatori (come quello di Yamal con la Francia) e, ciliegina sulla torta, una finale chiaramente condizionata da oscure pesanti pressioni antiargentine nel pre-gara, dunque irregolare.
Ma nonostante ciò il15 luglio 2026 è, da ora in avanti, come il 22 giugno 1986 (Argentina Inghilterra 2-1; Diego più Diego) e come il 2 aprile 1982: inizio della operazione di liberazione delle oppresse Malvinas.
