The Irishman

The Irishman

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Tra le grandi critiche degli esercenti a Netflix – produttrice della pellicola – esce nelle sale italiane (e alla Sala Pegasus di Spoleto) un film a dir poco spettacolare.

Se le premesse erano ottime – regia di Martin Scorsese, protagonisti Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci – il risultato finale è straordinario: all’età di settantasette anni il regista italo-americano (dal 2005, su sua personale richiesta, gli è stata concessa la cittadinanza italiana) firma una grande pellicola capace di rinnovare con particolare acume il genere gangster.

Martin Scorsese, non a caso, è una pietra militare non solo del gangster-movie ma del cinema hollywoodiano in generale: tra le sue pellicole potremmo ricordare Toro Scatenato, Taxi Driver, L’ultima tentazione di Cristo, Casinò, New York New York, The deprted – Il bene e il male (la lista è breve e molto personale ma ci sarebbe molto altro ancora da aggiungere).

Non da meno sono gli interpreti del film: i tre attori principali rappresentano senza alcun dubbio i grandi volti “gangster” della fiction americana, protagonisti delle più grandi pellicole sulla criminalità organizzata hollywoodiana. Al Pacino è stato l’indimenticabile volto di Tony Montana in Scarface (1983), Joe Pesci l’iconico Tommy De Vito (grazie al quale riuscì a conquistarsi il premio Oscar) in Quei bravi ragazzi (1990) mentre De Niro interpretò addirittura Al Capone nel film di Brian De Palma Gli intoccabili (1987).

Come avevamo scritto in calce: le premesse erano ottime.

Il risultato però raggiunge delle vette altissime per una moltiplicità di motivazioni, di cui però verranno approfondite le due maggiori a nostro giudizio: in primis l’adozione di un tema così aderente alla realtà storica, trattandosi non di completa invenzione cinematografica ma di una storia “vera” a tutti gli effetti (quella che gira intorno agli eventi biografici del sindacalista Jimmy Hoffa – Al Pacino); in secundis per aver scelto, come narratore degli gli eventi, il vecchio Frank “the Irishman” Sheeran (Robert De Niro), un mafioso ottantatreenne, in vestaglia e sedia a rotelle, pieno di paure e vuoto di rimorsi.

La storia di Hoffa, tutt’ora nebulosa ed irrisolta, si muove tra gli interessi del grande capitale americano: un uomo che da un lato rappresenta il benefattore delle masse lavoratrici statunitensi e dall’altra finanzia la mafia italo-americana e tutti gli illeciti (di qualsiasi natura) annessi. La pellicola assume un aspetto addirittura macchiettistico quando incappa nei grandi eventi della storia americana, tra cui l’invasione della baia dei porci, l’assassinio del presidente J.F. Kennedy oppure lo scandalo Watergate in cui rimase invischiato Richard Nixon, senza però mai minare in nessun modo il carattere realistico della narrazione (ed è questo l’aspetto fondamentale).

Per inciso: in tali eventi non c’è ormai alcuna narrazione ufficiale che regge. La mafia, la mano invisibile del grande potere, è stata l’esecutore materiale di molti degli eventi che hanno, in qualche modo, cambiato la storia del secondo novecento – più precisamente la storia degli USA e delle sue colonie in occidente. Questo, e dispiacerà molto ai vecchi debunker, è l’unico punto di vista assunto dal regista (e finalmente assunto anche da una parte consistente della storiografia moderna).

A narrare questi eventi è, come abbiamo già accennato, il vecchio Sheeran, ormai completamente allo scoperto da tutti i crimini commessi nella sua carriera di sicario, il quale si mostra più umano di qualsiasi altro gangster sia mai uscito da un cinematografo: ha paura, vorrebbe spiegarsi, scusarsi con i propri figli, chiedere perdono a tutto il mondo e a Dio… ma non può farcela in alcun modo. Non è possibile cancellare una vita intera, un essere umano le cui esperienze lo hanno reso quello che è, brutale ma sincero, orribile nella sua onestà e unico perché vuoto di ogni ipocrisia.

The Irishman è il risultato di un magnifico team di ultrasettantenni (gli attori principali e il regista sono nati tutti tra il 1940 e il 1943) che non solo ha dimostrato di aver ancora molto da insegnare, ma che è soprattutto riuscito a farci godere ancora l’umanità di questo grandioso mezzo artistico che è il cinema.

Alla faccia di Beppe Grillo ed Erri De Luca, che vorrebbero togliere il voto agli anziani.

In programmazione – Cinéma Sala Pegasus MERC. 20 NOV. ore 20:00 v.o. sott.