Joker

Joker

09/10/2019 Off Di Matteo Pasquinelli
Condividi

E’ stato trasmesso in questa settimana alla Sala Pegasus di Spoleto l’ultimo – pluripremiato – lungometraggio del regista Phillips Todd

Finalmente, dopo anni di attesa, esce in tutte le sale lo spin-off su uno dei personaggi più iconici della storia del cinecomic. Molte delle grandi aspettative che erano nate intorno a questo film, vincitore della 76 mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, sono state più che rispettate.

Un grandioso Joaquin Phoenix (in odor di premio Oscar) mostra il volto più intimo del cattivo per antonomasia del mondo DC Comics e il percorso che lo porterà a divenire “l’agente del caos” che tutti ricordano nel celeberrimo Batman – Il cavaliere oscuro.

In Arthur Flek, l’ambiguo clown dalla risata isterica, sono riconoscibili patologie di natura psicologica che lo portano, nel corso della sua vita, ad adattarsi alla parte del diseredato per eccellenza: precario, senza donne né amori, costretto ad occuparsi da solo della madre (anch’essa inferma psichica) e appeso ad un’inadatta assistenza pubblica senza la quale non riuscirebbe neanche a procurarsi quei farmaci indispensabili alla propria salute mentale. L’unica via d’uscita di Arthur, il grande sogno ad occhi aperti, è rappresentato dal cabaret televisivo, dal grande schermo che un giorno, costi quel che costi, riuscirà a conquistare.

Dopo essere stato abbandonato dall’assistenza medica (per tagli ai fondi), dal lavoro e dal suo più grande sogno, ormai divenuto irraggiungibile, Arthur getta la sua maschera e si trova ad essere – finalmente – quell’inconfondibile cattivo che riuscirà, addirittura, a mettere sotto scacco il grandissimo Batman. Una notevole maturazione passata attraverso il fallimento e la rinascita dell'”invisibile” clown di quartieri malfamati di Gotham.

Se pure i registi, la produzione e lo stesso Phoenix hanno più volte ribadito gli scopi apolitici della pellicola, resta molto difficile che il pubblico creda a tali semplicistiche dichiarazioni. Lo spaccato della società mostrato dal film appare molto più realista di quelle che erano le intenzioni degli stessi autori del film e riconoscere nella figura di Joker il prototipo di emarginato della nostra contemporaneità non risulta molto difficile. Checché ne dica il regista:

L’apoliticità non esiste. Tutto è politica.

Thomas Mann

E la regola vale anche per Joker.

Dunque si arriva allo snodo cruciale della vicenda del film: la ribellione dei diseredati (i poveri) contro l’élite (i ricchi). La rivoluzione avvenuta dal basso delle masse popolari sembra la diretta conseguenza degli atti nevrotici di un individuo (senz’altro vittima del sistema) in balia degli eventi avversi che hanno – non poco – sconvolto la sua vita. E successivamente ai suoi atti criminali – mossi più da incontinenza che non da un ideale di rivalsa e giustizia – si scatena la grande ribellione del “proletariato”, che assume automaticamente una connotazione riprovevole.

Se pure il grande merito del film sta nel mescolare e decostruire (sino a confondere se non addirittura far scomparire) l’opposizione tra il “bene” ed il “male” – tanto cari alla cultura del fumetto – allo stesso tempo appare molto superficiale – e macchiettistica – la divisione manichea tra “ricchi” e “poveri”, opposizione sulla quale si basa l’idea di “protesta” dell’intera pellicola.

Così, anche su questo palco scenico, il concetto di populismo, nato come “attività di proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo” (Treccani), assume connotazioni cronachistiche e sfavorevoli, ormai tanto care allo spettatore a causa dell’utilizzo inopportuno che ne fanno i mass media e l’odierna politica nostrana.

Ma anche se si continua a “cadere sulla propria faccia” (“I find myself flat on my face”), come canticchia Joker nel finale del film, ci si può provare a rialzarsi e a cambiare, senza dover aprioristicamente distruggere, le storture dei questa ingiusta società:

I said, that’s life (that’s life), and as funny as it may seem
Some people get their kicks
Stompin’ on a dream
But I don’t let it, let it get me down
Cause this fine old world it keeps spinning around.

(Ho detto, questa è la vita, e strano come può sembrare,
Qualche persona si diverte
Calpestata su un sogno
Ma io non mi lascio buttare giù
Perché questo bel vecchio mondo continua a ruotare.)

Frank Sinatra