Di “Ringhio” Gattuso e della ricerca smaniosa di un leader a Sinistra
Di “Ringhio” Gattuso e della ricerca smaniosa di un leader a Sinistra

Di “Ringhio” Gattuso e della ricerca smaniosa di un leader a Sinistra

 

 

È ormai noto a tutti, sia ai sacri che ai profani del pallone, lo sfogo di Ringhio Gattuso al termine di un Lazio-Milan non qualsiasi, considerando il fatto che attualmente entrambe le squadre sono in lizza per la quarta piazza, ultima utile per la qualificazione in Champions League e che vede biancocelesti e rossoneri avere attualmente una marcia in più rispetto a Roma e Fiorentina ed una in meno rispetto ad Inter e Napoli. Per la cronaca, la contesa sembrava aver preso la direzione dei navigli con la rete di Franck Kessie a 10 minuti dal termine, prima del gol tanto bello quanto beffardo di Joaquin Correa che ha fatto esplodere l’Olimpico all’ultimo giro di lancette. Un evento che inevitabilmente ha fatto traballare la già flebile pacatezza del campione del mondo di Corigliano Calabro, prima che succedesse l’irreparabile.

 

Un tifoso del Milan ha criticato la scelta infruttuosa del tecnico rossonero di non aver effettuato dei cambi per spezzare il ritmo di una Lazio costretta a giocarsi il quarto posto alla roulette russa. Per carità, tutto ciò non farebbe nemmeno notizia, in quanto si tratta di un’opinione più o meno condivisibile, se non fosse per il fatto che tale supporter risponda al nome di Matteo Salvini, ormai elevato al rango di primo tifoso del Milan sulla base dei recenti sondaggi, avendo staccato nettamente l’ex premier nonché ex presidentissimo del club di Via Turati, Silvio Berlusconi. Capiamo bene che nei 90 minuti ognuno di noi, sottoscritto compreso, si trasformi in un Mister Hyde dalle pulsioni sportive irrefrenabili; molto meno se tale Mister Hyde assuma le sembianze di uno dei vice-presidenti del Consiglio dei Ministri, chiamato a mostrare un comportamento il più istituzionale possibile. Abbiamo visto il nostro eroe trattare con estrema non-chalance una disparata serie di argomenti passando dagli sgomberi dei centri sociali ai gattini condivisi sulla bacheca della sua pagina Facebook: nemmeno il pallone ne è uscito indenne. Tuttavia, Ringhio appare come la reincarnazione del Cavaliere Nero: che venga da destra o da sinistra, non devi turbare la sua pazienza commentando il suo operato, specie se sei un critico che proviene da un ambiente esterno dal mondo del calcio giocato.

 

La goccia verde schizzata dal sacro Po ha fatto traboccare il vaso del diavolo: con due sciabolate tese (cit.) la bandiera rossonera ha fatto a fette ogni tentativo di reprimenda da parte del leader leghista, suscitando la reazione euforica dei molti sostenitori, delusi o semplicemente sognatori compulsivi di una sinistra ridotta allo stato larvale da più di un ventennio. Ora, non serve un politologo per analizzare come la maggior parte delle reazioni abbia avuto un carattere scherzoso e goliardico, può però servire per capire come questo siparietto all’apparenza innocuo nasconda un forte senso di disagio da parte dei sostenitori delle varie sinistre, frementi in attesa che un carneade di turno possa prenderli per mano e guidarli alla riscossa per rintuzzare il distacco biblico dai partiti attualmente al governo. Così facendo, però, i pasionarios stanno commettendo gli stessi errori commessi dai loro predecessori, che hanno portato lo schieramento progressista all’attuale condizione di subalternità: l’uno per tutti, tutti contro uno non ha mai portato ai risultati sperati, come dimostra il continuo ed imperterrito attacco a Silvio Berlusconi dietro al quale si celava una carenza di programmazione che avrebbe dovuto costituire la base di una solida opposizione volta ad annientare l’influenza politica del Cavaliere. Dal punto di vista esecutivo, la situazione è poi letteralmente precipitata a causa delle politiche pro-austerità tipiche di un governo liberal-conservatore adottate dai vari eroi della domenica quali Zapatero prima e Renzi e Tsipras poi, tanto osannati in campagna elettorale quanto vituperati dagli stessi ex-pasdaran a frittata fatta e girata.

 

Infine, lo stesso Salvini non sembra dimostrarsi uno sprovveduto a livello comunicativo, avendo reagito consapevolmente abbassando i toni ed evitando ulteriori code polemiche. Il leader della Lega ha infatti capito come non possa permettersi, in relazione alla carica rivestita e al peso specifico di cui gode all’interno del mondo del pallone, una reazione analoga a quella di Berlusconi che aveva portato alle dimissioni dell’allora CT della Nazionale Dino Zoff a seguito della sfortunata finale degli Europei del 2000, persa dagli azzurri in maniera crudele contro la Francia di Trezeguet e soci nonostante un cammino brillantissimo e una coppa accarezzata fino al 93’, prima del pareggio beffa di Wiltord. Un’eventuale pollice verso di Salvini avrebbe potuto sortire un effetto boomerang per il Ministro dell’Interno, il quale ha prontamente nascosto la mano riuscendo persino a passare per vittima innocente di quello che da comprensibile sfogo è stato trattato dai media alla stregua di un insensato e brutale attacco frontale portato avanti dal tecnico rossonero. Ancora una volta il nostro eroe l’ha fatta franca, e temiamo che sulla base di questo andazzo le cose non prenderanno una piega diversa nel corso dei prossimi mesi.