Rieducazione sentimentale #3
Rieducazione sentimentale #3

Rieducazione sentimentale #3

 

SCHIZZETTI

 

I

Incapace di sentire altro da me,
Alzo la musica, ma penso sempre
Più forte: manca qualcosa;
Getto un lascivo sguardo al mondo non mio
– intuizione data dall’impertinente
Pioggia che unica smuove
Il fermo quadro dipinto dal treno –
Ma non ci riesco: quel finestrino
oscuro riflette solo me stesso.

 

 

II

Legamenti mentali

presentimenti assurdi

sensazioni brillanti

 

echeggiano ivi parole naturali

ma di certo non spontanee; la fretta

consuma la fantasia di ogni uomo

producendo un’illusione: che un attimo

valga l’appagamento di una vita

 

io consumo gli attimi

non con voluttĆ 

ma con volontĆ 

 

scelgo le difficoltĆ 

perchƩ alla sorgente

l’acqua ĆØ più pura.

 

 

III

Fuggo dalla realtĆ  perchĆ© sono un’anima di altri tempi. Guardo con nostalgia tempi che non ho vissuto e tempi che non esistono. Quello che non mi piace di questa vita sono i soldi e le apparenze; la ricerca continua di comoditĆ : la casa vicino, un lavoro redditizio e la moglie bella e vogliosa; ci sono poveri comunisti che appena riescono a comprarsi una casa la recintano; donne che pensano a tutto meno che ad essere buone madri; ma se ho la mamma puttana, posso essere un figlio di buona donna?

Ogni tanto fuggo in un angolo di fantasia che mi aiuta a credermi un uomo di altri tempi. Non rinnego la realtĆ , ma a volte preferisco essere estraneo ad essa. Stasera si va in endovena con un po’ di ĪĻŒĻƒĻ„ĪæĪ¹.

 

Eccomi allora in sella alla mia bianca bici in centro a Zobeide, galoppando, perchĆ© essa nitrisce in fronte ai miei nemici; mi ergo alto, lascio le redini e tiro fuori l’arco dei miei pensieri e scocco frecce ai passanti che sono orchi e miei nemici. Colpisco mortalmente il primo, sicuramente fedifrago: torna a casa sorridente e rimettendosi la fede al dito. Ferisco la seconda, troppo tormentata dai suoi fantasmi: cammina senza accorgersi di camminare. Arrivo ad un semaforo: drago alato, mostro che si crede giusto soltanto perchĆ© comanda sugli altri orchi. Giammai toccherai la mia coscienza! E lo sconfissi, attraversando ad intuito.

 

Vorrei che tutti fossero sensibili a sĆ© stessi, senza vergogna, scovando la propria personalitĆ . Siamo fatti di bisogni, il nostro animo ĆØ un Puzzle e conoscersi ĆØ l’unica maniera per completarsi.

 

Vorrei non provare queste emozioni senza avere un corpo che mi aiuti a concretizzarle. Vago nei tuoi ricordi, mio scrittore, ma ora voglio vivere nuove esperienze. Staccarmi da te. Interagire veramente, senza aver bisogno del tuo passato. Ti prego slegami da te, non riesco più ad abitarti. Donami un corpo vivo, mi sono stancato della tua nostalgia degli affetti, voglio toccare il mondo, tastare il suo vero sapore, non il suo riflesso. Ti prego, ascoltami.

 

Ascoltami, cosa? Rimani al tuo posto! Tu sei la poesia, non puoi avere un corpo.

 

Dammelo ugualmente.

 

Almeno chiedi per favore!

 

PerchƩ dovrei essere cortese? Solo da queste pagine, da come vengo strappato da te, merito tanta vita! E non la tua, voglio la mia.

 

Mi dispiace fare il saccente, ma ti ho donato una visione della realtĆ  distorta. Niente che si possa leggere qua ĆØ più che verosimile. Eppure, c’eri anche tu, solo che mentre io vivevo, tu vedevi altro.

 

Tu, non mi hai donato niente. Io vivo in me e per me. Anche senza di te. E so che senza di me, tu, vivresti la fuffa, orientandoti con una bussola che indica solamente i punti cardinali. Io ti faccio puntare alto, io sono il gioco d’azzardo, io sono la luna non sono il sole. Ti illumino la notte, non il giorno. ƈ facile essere saccenti quando tutto ĆØ al sole, eh? Fallo al buio, senza di me. Io sono una chimera, vivo nel mito, vivo nella convinzione della gente.

Passeresti giornate intere a guardare un orologio che gira troppo velocemente se sei in compagnia e gira troppo lentamente se sei da solo. Vivresti fragile e sterile, forte soltanto di un lavoro e roboticamente aspetteresti che il cerchio della vita abbia il suo compimento. Sei uno stupido se pensi di avermi creato. Che sei, Dio? Io vivo da secoli, anzi, vivo da sempre e l’unica cosa che devo a te sono le tue esperienze. Sono proprio le tue scelte da saputello a farmi a brandelli. Voglio una mia vita!

 

E dove andresti?

 

Da tutte le donne. Le direi che l’amo e che appiccerei Ilio per loro. Scambierei uno sguardo carico di elettroni e libido per tutto l’oro del mondo. Preparerei il mio fisico ad essere appetibile, coltiverei i miei interessi per avere sempre la bocca piena di vissuto e per raggiungere ogni risultato, griderei che lo faccio per la bellezza di una donna. Vivrei di chimica, di affinitĆ  elettive. Di sensazioni a pelle e non avrei freni, cadrei in un furor eterno se una donna non mi volesse. E dalle negazioni della vita tratterei le più profonde conclusioni a questo strano vivere. Dal no di una donna capirò l’esistenza di Dio.

 

Ma io ho bisogno di te. Aiuto. Non ti lascio andare via. Mi hai insegnato tanto…

 

 

 

Da quando ho conosciuto la poesia

mi sono scordato cos’ĆØ l’amore.

Mai mi accontento, ricerco senza tempo

qualcosa che non esiste, che esiste:

ma dentro me solo. Navigo spento,

la mia lussuria ĆØ un’accesa fantasia.

 

Vivo sogni ed incubi insoddisfatto,

macerie ridenti d’un gran castello

di sabbia, edificato,

nell’epifania d’un magico momento.

 

Va bene, io rimango. Ma tu cerchi di vivere come vivrei io.

 

 

A E POESIA e seduzione

 

SIN SIN

Chi ĆØ senza peccato, scagli la prima pietra. Vorrei dire questa frase pubblicamente ed essere lapidato contemporaneamente. Tra le mie contraddizioni, ci sono innumerevoli visioni amorose, anzi erotiche. Visioni cosƬ vere che mi lasciano il sapore in bocca. Il labbro livido e tumido di un bacio inappropriato. Vorrei essere un segreto. Le donne sono bellissime. Le vedo, le assaporo mentalmente, ci parlo. Scopro che sono giĆ  d’altri. Mi allontano, ma dentro di me bramo. Tramo incontri segreti, turbini d’amore, apici di bellezza che terminano con la consolidazione che ciò debba rimanere un segreto tra di noi. ƈ meglio se non ci vediamo più. Eppure, la vorrei per sempre. Vorrei che fosse mia.

 

Da quando ho smesso di amare, non sono riuscito ancora ad innamorarmi – se non nella mia testa. E ogni storia giĆ  finiva in principio; non andava avanti. Impossibile, mi dico. Si dovrĆ  pure ricominciare prima o poi. La più grande contraddizione ĆØ che ciò accade in esclusiva nella mia testa; la teoria ĆØ lontanissima dalla pratica. Soprattutto perchĆ© la mia fantasia ĆØ troppo avanti per la realtĆ , poi mai mi azzarderei a fare l’incoerente. La mia testa ĆØ un conto, la vita ĆØ un altro.

 

Questi che seguiranno sono guizzi d’amore per donne che hanno vita di falena; lucciole nella mia notte tenebrosa di passioni; candele profumate nella stanza dei miei sogni. Mi accorgo che c’ĆØ qualcosa che non va: sono passato dal non vederne che una a trovare un grande amore in tutte. Penso che socialmente sarei un Don Giovanni, ma non ĆØ questa la strada giusta per inquadrare i miei sentimenti. Questo sacerdote della seduzione una sola cosa cercava, mentre io sono alla ricerca di qualcosa molto più profondo, qualcosa che faccia vibrare le corde segrete, qualcosa che faccia vibrare la cassa armonica del mio petto, qualcosa di folle per cui valga la pena di avere del tempo. In troppi hanno cantato della fugacitĆ  del tempo; io sono venuto al punto della ruota della vita alto, dove cerco senza vertigini ciò che c’era e costruisco mulini per il futuro.

 

 

I

Le stanze del core

si
Aprono al sole:

alti si
Ergono i muri al Bacio
D’Apollo:

accende bella
– superbo egli ne ride –
Un’immagine di donna.

Venere mi seduce
CosƬ insidiosamente


Che a un erotico sogno


L e n t a m e n t e


Mi conduce Cupido

 

 

II

Lancio sogni ad occhi aperti, profondi

messaggi subliminali, leggere

pulsioni d’amore – ti prometto

più di un’illusione

e quel poco che posso concedere

del mio amore se con gli occhi rispondi

sincera e spontanea

con la verde sempre verde voluttĆ 

di chi gioca per vinceremi il cuore

 

Vorrei tu fossi sia Lupa che Dafne

 

 

III

Meditabondo e teso

sciolto nel mio brodo esistenziale

non batto ciglio

non godo chƩ della mia eterna sete

di sapere – irrequieto,

bramo per ore, prima di assopirmi;

sogno una chimera maliziosa

che appaghi questa mia fame di mondo.

 

tu cerchi la poesia

ma si trova lontano

fuori dalla smania

fuori dalla frenesia

non si cerca, si trova

 

trovare ĆØ casuale

cercare ĆØ volontario.

 

 

IV

Mi porti anche oggi dettagli semplici:

li ho lasciati stasera nella mente,

mi sembrano eterni, ma sono di ieri.

Ti vedo lƬ, seduta:

ogni tanto mi sorridi beata;

le mani nervose

tamburellano pazienti un manuale:

la matita impazzisce

posseduta da un tic tic.

Io studio e pretendo

di pensare ad altro, ma spontaneo

ti guardo e nasce intesa

 

un mondo, una visione

sicura, una glossa

che potrebbe dare più

senso

a questo nostro studiare

 

 

V

Tu non sai, ma le tue labbra, strappano

foglie indecifrabili di possesso,

un frutto fresco, polposo e lucido

aspro di rossetto e caldo di lingua –

che oso immaginare divino –

 

e tu mi guardi ed io non lo so, non so

e non lo so, smarrito, catturato

da quella febbre frigida che riesce

a trattenermi dal chiamarti amore.

 

 

Vbis

Mille espressioni di giorno t’accende

il volto, anche se non ci sei m’appari

e non me lo aspetto neppure che tu

resti a lungo. E sospiri

spaventata dal mio cuore; non

sai se credermi oppure

andare; con la velocitĆ 

solita giaci vicino, ma lontano.

 

Ma non voglio farti scacco, perchƩ se

lo facessi tu, sarebbe sincero

 

 

VI

D’improvviso sei una sfida morale:

un’attesa perfetta, una libidine

spenta, un richiamo – allusione infernale

 

avanza la ricerca senza fine:

stanco di me, della parte mortale

e illuso nella testa – non hai spine

 

– perdo la cognizione

sono quasi violento –

 

amore, amore, amore

serviti di me come più ti piace

non fare il canonico

neppure il platonico

fuggi o Dafne, aspetta il destino, Lupa.

Ma soccorri: anelo nuove passioni.

 

 

VII

Se Ulisse non tornasse ad Itaca? Se

fosse pago delle forme di Circe?

– rapito dalla magia cuccagna,

stregato dalla pigrizia lasciva –

stanco e scialbo, sedotto

dai suoi seni dolci

ci ricorderemo ora di lui? Certo

che no. Mito indiscusso egli vive

per essere una leggenda assai unica

cosƬ inimitabile oggi, come ieri

al punto d’avere anche più destini

paralleli, divergenti e comodi:

 

c’ĆØ chi lo riporta da Penelope

c’ĆØ chi lo affoga ben alto oltre Ercole

c’ĆØ chi lo compatisce ebro da Circe.