La Falange spagnola e la rivoluzione della luce contro le tenebre
La Falange spagnola e la rivoluzione della luce contro le tenebre

La Falange spagnola e la rivoluzione della luce contro le tenebre

Di Enrico Festa

Come rilevato da Mircea Eliade, la funzione principale dei simboli è quella di rivelare gli aspetti più profondi della vita, di svelare le modalità più segrete dell’essere.

Durante la guerra civile spagnola, le colonne di giovani falangisti in camicia blu, che marciavano verso i campi di battaglia della penisola iberica, lo facevano alzando al cielo quello che non era affatto un canto di guerra, bensì un inno rivolto al sole. Il cara al sol, la faccia verso il sole, riprendeva una posizione propria degli antichi culti solari.

Con la faccia al sole Ercole scaglia le sue frecce per trarre da Helios il favore della sua energia spirituale. Nella raggiante alba, Siddharta Gautama ottiene l’illuminazione.

Il cosiddetto “saluto romano” è, in realtà, un gesto ieratico con cui molte popolazioni antiche, tra cui Egizi, Inca, Pellerossa, Ariani, salutavano il Re Sole. Codreanu lo definì “un saluto al cielo, alle altezze del sole, simbolo di vittoria della luce sulle tenebre”.

Il sole è un costante riferimento che illumina la via da percorrere, che offre una linea rinnovatrice. Con i suoi raggi, l’astro radioso è fonte di vita per il nascente “Uomo Nuovo”, massima espressione della sintesi di guerriero e sacerdote, un Essere che possa pienamente incarnare la razza eroico-solare propria degli antichi iperborei. Un tipo d’uomo lontano dalla materia, il più possibile vicino al proprio centro spirituale.

Le cinque frecce rosse, simbolo inequivocabile della Falange Spagnola, portano il colore del sole e ne riproducono i raggi. Sono anche le armi degli dei e degli eroi solari: Indra, Dio indo-ariano, gli ellenici Apollo ed Ercole, l’Amaterasu giapponese, il romano Giove coi suoi fulmini. Il giogo che le accompagna rappresenta una doppia porta solare, e le sue linee curve coincidono con le antiche rappresentazioni pittografiche della Puerta del Sol.

Nella Persia antica il disco solare alato era l’emblema di Ahura Mazda, mentre nella cultura islamica è l’occhio di Allah. Ancora, nell’antica religione ariana è l’occhio di Dyanus Pitar, il padre del cielo. La dottrina indù assegna ad Atma il nome di “sole spirituale”. Nella cultura cristiana, Gesù è nominato “sole del mondo e della giustizia”.

René Guénon afferma che il sole corrisponde simbolicamente al cuore, centro dell’essere, sede dell’intelletto e nucleo di immortalità. Perfino gli imperi tradizionali nascevano sempre sotto la protezione del sole. A Roma si invocava la protezione del Sol Invictus. L’imperatore del Giappone, Paese la cui bandiera nazionale riporta un sole nascente, è il diretto discendente della dea del Sole. Nel medioevo il Sacro Romano Impero è guidato dalla scintilla divina latente del Sol Iustitiae, ovvero il Cristo Re.

L’esoterismo della Falange Spagnola si proponeva qualcosa di molto più profondo della semplice alterazione delle strutture politiche, economiche e sociali. Fu una rivoluzione prima di tutto spirituale quella del movimento falangista, una proposta di trasformazione integrale del senso della vita e quindi della meta finale.

Restaurare la realtà umana ormai corrosa dalle forze infere, sperduta nel caos, tramite un rifiuto secco degli umanesimi laici e progressisti e dalla tirannia delle leggi economiche. Liberare l’uomo dalle potenze oscure esercitate dalle oppressioni della massa, della macchina, del denaro, della materia. Spezzare le catene dei moralismi opachi e decadenti.

Il progetto di un’apertura a una nuova via verso l’Età Aurea, l’Era del Sole, ancorata all’Essere, orientata verso la metafisica, pronta a riallacciarsi direttamente col mondo delle origini, portatrice di un messaggio che non è né di ieri, né di oggi, bensì eterno.

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