Enciclosofia IV – Dalla fragilità umana al networking
Enciclosofia IV – Dalla fragilità umana al networking

Enciclosofia IV – Dalla fragilità umana al networking

Le molteplici sfaccettature dell’episodio di Glauco e Diomede

Di Xanthea

Uno dei passi più noti dell’Iliade è senza dubbio l’episodio che ha come protagonisti gli eroi Glauco e Diomede, rispettivamente dell’esercito troiano e acheo. I due combattenti sono in procinto di scontrarsi, quando Diomede prende la parola e, rivolgendosi al proprio avversario, vuole sapere chi sia. Il guerriero è infatti incuriosito dalla figura di Glauco, che primeggia per il coraggio all’interno dell’esercito troiano e addirittura ha l’ardire di affrontare Diomede «possente nel grido di guerra». Lui, che tracotante aveva osato perfino ferire la dea Afrodite, in questa circostanza chiede specificamente se l’eroe che ha di fronte sia un uomo o un dio, sentenziando: «io con gli dèi celesti non ingaggerei davvero battaglia» (libro VI, v. 129). La risposta di Glauco è a dir poco disarmante:

Magnanimo figlio di Tideo, perché mi chiedi la stirpe?

Tal e quale la stirpe delle foglie è la stirpe degli uomini.

Le foglie il vento ne sparge molte a terra, ma rigogliosa la selva

altre ne germina, e torna l’ora della primavera:

così anche la stirpe degli uomini, una sboccia e l’altra sfiorisce.

(vv. 145-149, traduzione di Giovanni Cerri)

Sarebbero sufficienti già solo questi versi a rendere un’opera letteraria degna di essere definita tale. Esiste forse immagine più potente nel mostrare il destino dell’umanità di quella delle foglie che ciclicamente cadono per poi tornare a riempire le chiome degli alberi? Con un chiasmo meraviglioso, Omero mette in risalto sia la caducità della condizione umana, impotente dinanzi alla morte alla stregua delle foglie portate via dal vento, sia il trionfo della vita che rinasce, come fa la natura in primavera.

A partire da questo passo potrebbero scaturire innumerevoli riflessioni riguardo temi come la fragilità dell’uomo, la possibilità di lasciare un impatto duraturo sulla Terra o ancora la speranza riposta nelle nuove generazioni. Tematiche che l’uomo moderno non dovrebbe mai dimenticare di portare dentro di sé, affinché non rischi di essere travolto dal ritmo dell’ordinarietà e di dare a essa più importanza rispetto a quella che le spetta davvero. Affinché i suoi pensieri non diventino superficiali, ma sappiano sempre conservare una certa profondità. Affinché l’uomo preservi la propria anima e la propria capacità di spirito critico e si ricordi che la sua dignità risiede nel fatto che è stato creato non per essere assorbito da triviali mansioni quotidiane, bensì per lasciare in eredità al mondo, nel breve lasso di tempo che gli è concesso di stare sulla Terra, qualcosa che sia eterno.

Il passo di Glauco e Diomede potrebbe concludersi qui, racchiuso in pochissimi versi, contenenti una perla di saggezza infinita. Ma la narrazione ha bisogno di continuare, di andare avanti, per cui, anche se l’apice della poesia sembra essere stato raggiunto, ecco che Omero ci regala un’altra perla. Glauco, nonostante abbia asserito che sia relativamente importante per Diomede sapere chi egli sia, risponde alla sua domanda, enumerando alcuni dei personaggi più eminenti della propria stirpe, tra i quali spicca il celebre Bellerofonte.

Grazie al racconto delle sue origini, Diomede scopre inaspettatamente che lui e Glauco sono legati dal vincolo della xenía (gr. ξενία), ossia dell’ospitalità. Funzione del vincolo dell’ospitalità era quella di stabilire rapporti di amicizia e di potere tra individui appartenenti a comunità diverse, che potevano essere anche molto distanti l’una dall’altra. La xenía era sacra, a tal punto da essere protetta da Zeus, e si trasmetteva anche ai discendenti. In questo caso, il vincolo era stato sancito, quando Oineo, nonno di Diomede, aveva ospitato nella propria casa Bellerofonte, ed era stato suggellato dallo scambio di doni assai pregiati. Tale legame resta in vigore anche tra i due eroi della guerra di Troia, seppur appartenenti a eserciti rivali. Venuto a conoscenza di ciò, Diomede esorta Glauco a evitare uno scontro tra di loro, in virtù del vincolo atavico. Così i due si giurano fedeltà vicendevolmente, scambiandosi le armi.

Il concetto di xenía ha qualcosa da insegnare anche all’uomo moderno. Come detto in precedenza, essa era finalizzata alla formazione di legami che perdurassero nel tempo. L’idea di creare connessioni solide richiama alla mente un fenomeno più che mai attuale, quello del networking, vale a dire quell’insieme di azioni volte a costruire e coltivare relazioni professionali durature. La possibilità di fare affidamento su una rete di contatti infatti si rivela spesso fondamentale nel mondo del lavoro. Nel momento in cui stringiamo dei rapporti professionali con una data persona, è come se anche noi ci stessimo sottoponendo a una legge non scritta, poiché c’impegniamo a rispettare quel legame e ci aspettiamo di ricevere da esso un certo vantaggio, così come noi apporteremo un qualche tipo di beneficio all’altro.

Ma la sacralità della xenía di certo non può ridursi alla mera convenienza. Ricordiamo che i legami instaurati tramite questo vincolo erano anche legami di amicizia. Quello dell’amicizia è forse uno dei valori più alti e nobili che vi possano essere, poiché trattasi di una forma di affetto veramente incondizionato. L’amicizia non cerca la passione, non cerca l’eros. Trova compimento unicamente nella preziosa affinità tra due o più individui. La lealtà, la fiducia e l’affetto che mettiamo nei rapporti di amicizia possono essere d’esempio per gli altri, possono costituire un modello da seguire e da perpetuare nel tempo. Riprendendo quanto detto precedentemente, possono essere quell’eredità eterna che lasceremo al mondo e che avrà un impatto duraturo, immune all’azione del tempo.

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