
Avevamo scritto negli scorsi giorni che i Servizi Monarchici Britannici non avrebbero mai perdonato la Selección di Leo Messi per aver mostrato al mondo, dopo la semifinale mondiale, il dramma e la tragedia delle Malvinas oppresse. Nonostante da anni vi sia nel web un bombardamento di algoritmi fasulli con un feed strategico e montaggi ad hoc, messo in moto dal servizio MI6 di Londra e da vari stati islamici tra cui, purtroppo, il falso antagonista iraniano, volto alla denigrazione e alla diffamazione gratuita di Messi, il Fenomeno argentino, dopo aver sconfitto la nazionale britannica che, in base al protocollo del viaggio dei reali anglosassoni negli Stati Uniti di mesi fa, avrebbe dovuto riportare a Londra la Coppa Mondiale dopo ben 60 anni, non ha avuto il minimo timore di alzare di fronte al mondo, la sera della semifinale del 15 luglio, la voce e la luce delle Malvinas oppresse.
Eduardo Feinmann ha con certezza denunciato al mondo la presenza di agenti dell’FBI subito prima della finale mondiale negli spogliatoi dell’Albiceleste. Lionel Scaloni, alla fine di una partita che nei fatti non ha sostanzialmente visto l’Argentina entrare sul terreno di gioco a parte la mera presenza fisica, ha dichiarato che subito prima dell’inizio si erano verificate negli spogliatoi situazioni di cui non poteva parlare. Divenuto immediatamente virale nel web un video in cui Messi, prima di entrare in campo, arringa i suoi dicendogli di dimenticare quanto appena visto e pensare a disputare comunque la partita solo per onorare la maglia.
La spiegazione ufficiale è che gli agenti dell’ FBI si trovavano allo stadio di New York con il compito di arrestare Claudio Tapia, il presidente dell’AFA, l’associazione del calcio argentina per una presunta storia di corruzione: la realtà è che la Grande Massoneria di Londra, con i suoi alleati mediorientali (tra cui il falso antagonista Iran), con Trump e Infantino complici, non poteva perdonare la fiera ed eroica rivendicazione delle Malvinas da parte del Fenomeno di fronte al mondo intero.
Gli sciocchi, i perbenisti, gli ingenui senza essere puri, gli antagonisti di destra o sinistra italiane (due volti della stessa medaglia anglosassone), i propal che non si capisce bene da che parte stiano ci vengono oggi a dire, gran dotti di tattica e strategia del calcio, che la Spagna avrebbe meritato la vittoria finale. Da un giorno all’altro, senza capirne nemmeno il motivo, si sono messi al servizio del Re massone di Madrid: dunque al servizio (tanto per cambiare) della Gran Bretagna…
Ferran Torres, nel corso dei festeggiamenti a Madrid, indossava un cappellino pro-Vox e pro-neofascista, altri giocatori facevano il saluto falangista o romano, ma tutti loro ben si sono guardati dal rivendicare Gibilterra, a differenza di Lionel Messi, che è con Diego il più grande Fenomeno della storia del calcio. Che non ha avuto paura della Perfida Albione. Nemmeno sanno, i campioni spagnoli, che l’Ammiraglio Carrero Blanco fu tragicamente ucciso proprio perché non ha mai inteso cedere su Gibilterra, a differenza del doppiogiochista Franco; o che la Spagna dopo il 1945, in bancarotta permanente e affamata, fu letteralmente tenuta in vita dall’Argentina di Peron e Evita grazie alle generosissime esportazioni argentine di materie prime.
Gracias, Leo… Gracias, Selección… per tutto ciò che avete regalato allo sport in questi anni. Grazie ancora per l’indimenticabile notte del 15 luglio 2026! Da segnalare anche l’impulso coraggioso di Romero durante le premiazioni di fine gara, quando ha sostanzialmente ignorato Infantino e si è rifiutato di stringere la mano a Trump, che ha invitato lo spagnolo Sanchez ma ha rifiutato la presenza di Victoria Villaruel, vice presidente argentina, che la Selección avrebbe voluto allo stadio.
Come recitava uno striscione che a Buenos Aires ha accolto i ragazzi della Selección di ritorno dagli Stati Uniti:
NOS VEMOS EN LAS MALAS
DONDE LOS COBARDES NO ESTAN
ARGENTINO HASTA LA MUERTE
Simpatizzare per la Selección è un dovere morale di ogni uomo libero. Odiarla e denigrarla un diritto e un privilegio per gli inglesi di dentro e di fuori (come direbbe Berto Ricci); siano essi propal e proisr. – due volti della medesima medaglia.
