Di Enrico Festa
Riflettendo sull’educazione morale dei giapponesi è possibile comprendere come l’interpretazione classica occidentale del Giappone come un paese primitivo, barbaro e incolto sia dovuta a una lettura superficiale delle tradizioni insite nella vita, nell’animo e nella storia del Paese. Nitobe afferma che senza una comprensione del Feudalesimo e del codice cavalleresco dei samurai (Bushidō), le idee morali dell’attuale Giappone restano un libro sigillato. Questo è vero anche per ogni sincero praticante di arti marziali che voglia capire a fondo la disciplina a cui ha consacrato una parte importante della propria vita.
La penna e le armi dei Samurai, così come gli stratagemmi nel combattimento e nel gioco, hanno creato intorno a questi epici guerrieri un mondo tanto reale quanto leggendario.
Fondamentalmente, il codice della casta dei mitici guerrieri Samurai ha contribuito alla formazione della società nipponica, dal medioevo a oggi. Si divide in soli otto punti, chiamati “virtù”.
* 1. Rettitudine o giustizia — Gi
* 2. Coraggio o spirito dell’audacia — Yū
* 3. Benevolenza o compassione — Jin
* 4. Rispetto o cortesia — Rei
* 5. Onestà o sincerità — Makoto
* 6. Onore — Meiyo
* 7. Dovere e lealtà — Chūgi
* 8. Il dominio di sé stessi — Jisei

Il Bushidō non è solo un codice di condotta, ma è un vero e proprio stile di vita, composto da una serie di regole e principi filosofici. Significa letteralmente “La Via del guerriero”, essendo bushi (武士) “guerriero” e dō (道) “Via”. La cosiddetta “Via” è intesa come il cammino migliore da seguire per perseguire un obiettivo. Il percorso del bushi non termina mai.
~ Chi penetra profondamente in questa Via è consapevole che non finirà mai di percorrerla. Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di aver raggiunto la perfezione. Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Via. Il samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa più abile di ieri, domani più abile di oggi. L’addestramento non finisce mai. ~
Hagakure (I, 45)
Un maestro di spada, ormai anziano, osservò: “Io non conosco il modo di sconfiggere gli altri, ma la Via per sconfiggere me stesso”. La Via del samurai non si radica nella violenza né nella ricerca del profitto personale perché il suo fine non è quello di vincere gli altri, ma sé stessi.
Morire per dei valori è un principio basilare per l’etica samurai, ma non si tratta di morte fisica, bensì della soppressione del proprio Ego e della propria soggettività perché così si può raggiungere la perfezione nella fedeltà ai propri ideali.
L’obbedienza è una scelta ponderata, sostenuta da una forte volontà. Per il samurai l’unica cosa che conta è compiere il proprio dovere. La disciplina è nulla senza il coraggio. Gli anziani raccontano che l’arte della guerra era tramandata al nuovo daimio al momento della sua investitura. Un noto daimio, Katsushige, affermò: “In tempo di pace i costumi si corrompono, si dimentica la guerra, si vive nel lusso, la decadenza spirituale e materiale avanza e infine il feudo va in rovina. I vecchi muoiono e i giovani sono interessati solo alle mode”.

La morte indotta tramite il suicidio rituale, il seppuku, non è vista in chiave nichilistica, quindi come atto estremo commesso per causa della disperazione e del rifiuto della realtà, ma la manifestazione della lealtà verso un giuramento e il trionfo supremo degli ideali morali sul pragmatismo estremo. La vittoria sulla paura della fine è la consapevolezza dell’impermanenza dell’esistenza umana, quindi il raggiungimento della libertà e della pace interiore.
“Di certo esiste solo il particolare scopo del momento presente. Tutta la vita è fatta di momenti che si susseguono”.
Non vi è quindi rassegnazione e percezione della vita con pessimismo, ma gioia e bellezza racchiuse in ogni singolo istante. Vi è inoltre il desiderio di vivere il presente in modo cosciente, in tutta la sua unicità. Tutti i membri della classe dei samurai erano obbligati a seguire il Bushidō. Tuttavia, esistevano molteplici codici guerrieri, le cui interpretazioni variavano a seconda del clan, degli individui e dei periodi storici.
Questi codici e filosofie sono cambiati radicalmente nelle diverse epoche, ma rimangono dei fondamenti impalpabili nella società giapponese, non solo nelle arti marziali, ma sono onnipresenti nella cultura nipponica. Passando dalla cultura guerriera alle arti tradizionali, il Bushidō permeò tutta la formazione della società giapponese per centinaia di anni.
