Di Silvio Turri Bruzzese
Chi vive la propria vita seguendo una via interiore, spirituale, sociale e quindi politica ben determinata sa molto bene che esistono valori e principî da accogliere ed altri da rigettare, comportamenti coerenti ed altri inammissibili, esponenti politici, sociali, religiosi degni ed altri indegni; insomma sa che non tutto è possibile o accettabile e che ritenere il contrario è la modalità più certa per precipitare nel relativismo delle idee e dei valori, anticamera della dispersione.
Per mantenere la rotta senza dissolversi bisogna combattere: prima di tutto in sé stessi, poi nelle relazioni sociali e politiche; questa lotta interiore che deve essere combattuta è magistralmente rappresentata dal confronto fra Ulisse e le sirene laddove l’eroe, dovendo ascoltare il canto ammaliante che però è in grado di portare alla morte e non potendo resistere con la sua sola volontà a questo richiamo, si fa legare all’albero della nave per sostenere e vincere il confronto.
L’eroe è consapevole che farsi assicurare con le funi è l’unico modo per mantenersi sulla via che lo sta conducendo a casa; per lottare, quindi, oltre alla volontà c’è bisogno di qualcosa che costringa, sottometta, le passioni. Le corde diventano quindi fede, culto, valori, dottrine. Per un cristiano l’albero della nave diventa simbolo della Croce.
Questa prospettiva appartiene a quanti hanno una visione solida di fede, culto, valori, dottrine nella quale questi debbono essere accettati e vissuti per ciò che sono e ciò che non sono, per ciò che chiedono e ciò che vietano e che non possono essere diluiti o stemperati secondo le mode, ideologiche o intellettuali, del momento, perché questi valori riconoscono la realtà che li precede e li ordina secondo criteri di giustizia – i quali anch’essi precedono la volontà – descrivono la realtà ordinata e la rendono intellegibile aborrendo ogni tentativo di distorcerla o camuffarla.
Ma vi è anche chi rifiuta questa prospettiva, chi ha una visione liquida di fede, culto, valori, dottrine, una visione che è tale perché questi ultimi diventano derivazioni, estensioni del proprio sé e di tutte le sue mutevoli esigenze, desideri, passioni sino a concepire la realtà come plasmabile dalla propria volontà: non è più quindi la realtà ad ordinare i valori perché li precede ma è la volontà dominata dalle passioni a tentare di riformulare la realtà a propria misura.
Se la difesa della visione solida è la buona battaglia, la promozione della visione liquida è il suo contrario; se chi combatte la buona battaglia è il guerriero, il suo contrario è l’anti-guerriero.
Questi brevi tratti del moderno guerriero e del suo opposto delineano anche l’orizzonte in cui si svolge il conflitto, sia interiore che esteriore: un orizzonte, sia temporale che spirituale, in cui si affrontano due schieramenti avversi: quello cui appartiene il guerriero difensore della società solida e quello in cui milita l’anti-guerriero paladino della società liquida, della disgregazione; due schieramenti che si affrontano sul campo di battaglia della comunità internazionale, di quella nazionale e di quella locale sino a penetrare in ogni famiglia ed oltre nell’anima di ogni singola persona.
Per il cattolico tradizionale, il guerriero combatte per l’instaurazione del Regno Sociale di Cristo mentre l’anti-guerriero promuove il regno sociale di Satana; per l’uomo che segue la via delle virtù il guerriero edifica una comunità più elevata mentre l’anti-guerriero dissolve identità e relazioni.
Questa contrapposizione attraversa tutta la storia della salvezza narrata dalla Bibbia culminando nella predicazione di Nostro Signore Gesù Cristo a partire dal confronto diretto con il demonio nel deserto per giungere a compimento sul Calvario e con la Resurrezione; viene ulteriormente esplicitata da San Paolo al capitolo 5 della Lettera ai Galati[1] ed è infine costantemente richiamata da tutta la spiritualità cristiana nel corso dei secoli raggiungendo l’apice spirituale nelle opere di Evagrio Pontico, monaco, asceta e padre del deserto del IV secolo, nel “Combattimento Spirituale” del Padre Teatino Lorenzo Scupoli (1530 – 1610) e soprattutto nel celebre brano degli Esercizi Spirituali di S. Ignazio di Loyola (1491 – 1556) dove viene narrato lo scontro fra i due eserciti radunati sotto i due stendardi di Cristo e di Lucifero (Quarto giorno della Seconda Settimana, nn. 136 – 148)[2].
Una contrapposizione analoga è rinvenibile anche nei testi di morale classici, soprattutto quelli composti dai filosofi stoici greci e latini come Epitteto, Cicerone e l’Imperatore Marco Aurelio[3], nei quali la dimensione soprannaturale e spirituale è più sfumata e l’accento sulla volontà personale più marcato, ma la tensione verso la costruzione di una persona e di una società virtuose si esprime in una continua spoliazione di sé e del mondo circostante dalle passioni per elevare entrambi; non casualmente nel lessico classico esistono due sostantivi per indicare l’uomo: VIR indica l’uomo che si comporta secondo virtù, HOMO l’essere umano “allo stato grezzo”.
In entrambi i casi, quindi, la battaglia, morale e spirituale, viene percepita come buona laddove si muova per costruire persone, famiglie e comunità poggiate su solide fondamenta e per dar loro un solido orizzonte che possa consentir loro di essere libere attrici delle proprie scelte nella costruzione di stabili edifici morali e spirituali e quindi anche politici e sociali e viceversa viene ritenuta cattiva quando viene intrapresa per favorire uomini e comunità nell’accumulo e nel possesso di beni e soddisfazioni transeunti unicamente fini a sé stesse in un continuo inseguire la soddisfazione immediata che consegna la persona e la comunità ad una vita simile a quella del naufrago abbandonato alla erraticità dei flutti ed inevitabilmente alla dissoluzione.
La società classica, la romanitas, ha ceduto il posto alla società cristiana, alla christianitas, ma entrambe hanno saputo permeare il cammino millenario della società che oggi diremmo occidentale del consenso assoluto verso il guerriero e del disprezzo verso l’anti-guerriero. La progressiva sostituzione della christianitas a partire dalla prima metà del Cinquecento con quella che il filosofo del diritto Francisco Elias de Tejada (1917 – 1978) chiama Europa[4] in senso metafisico attraverso cinque passaggi fondamentali quali la rottura religiosa con la riforma protestante, la rottura etica con il pragmatismo machiavellico, la rottura politica e la rottura istituzionale con la teorizzazione dell’assolutismo laico e la rottura giuridica con il rifiuto della dipendenza del diritto dalla legge divina ha condotto all’avvento del sistema assolutista ed al successivo predominio del liberalismo e del giacobinismo che con le loro derive libertarie e totalitarie hanno prodotto sistemi di pensiero e di azione politico-economica fortemente improntati sulla promozione delle libertà individuali in senso radicale e sulla gestione degli interessi generali (veri o strumentalmente presunti) da parte di élites di potere.
La diffusione di questi sistemi di pensiero avvenuta attraverso la formazione di movimenti politici di massa e di correnti culturali d’élite hanno infine dato vita ad una società fondata sul consumo di massa sotto il profilo economico, sulla comunicazione di massa sotto il profilo sociale e sulla demonizzazione delle identità collettive sotto il profilo politico; una società che per prosperare ha avuto bisogno di sostenere ogni dinamica di rottura delle relazioni interpersonali esasperando la focalizzazione delle persone sui propri bisogni, interessi, desideri come preminenti rispetto a quelli portati dalle relazioni e stigmatizzando come inaccettabili le rinunce ed i sacrifici necessari a portarle avanti ed a farle crescere e maturare.
Questo percorso ha prodotto il rovesciamento del paradigma morale su cui era fondato il confronto fra la visione solida e la visione liquida della società: agli occhi della maggioranza la promozione della società liquida, l’azione dell’anti-guerriero, è divenuta la buona battaglia mentre la difesa della società solida, l’azione del guerriero, ha assunto l’aspetto dell’ostinata difesa di un mondo definitivamente tramontato.
Le dinamiche individuali e sociali, e quindi politiche, che scorrono dinanzi ai nostri occhi, esponenzialmente amplificate dall’enorme espansione delle tecnologie e dell’informatica nonché dalla globalizzazione dei mercati e delle comunicazioni, sembrano consegnarci il momentaneo trionfo dell’anti-guerriero e della sua azione; l’anti-guerriero diventa il favorito, il guerriero l’ostracizzato.
È un trionfo che si manifesta in ogni ambito della vita individuale a partire dalla messa in discussione dell’identità e del genere delle singole persone il cui dato di realtà viene messo radicalmente in discussione nella misura in cui non lo si ritiene corrispondente alla propria volontà o all’impianto ideologico abbracciato[5] oppure nella riduzione a stereotipi dei modelli di comportamento di genere sia individuali che collettivi per demonizzarli ed emarginarli[6].
La messa in discussione della reale condizione individuale passa anche attraverso la negazione radicale della dimensione della sofferenza e della disabilità – a dispetto di tutti i proclami ideologici ipocritamente inclusivi – attraverso l’invito a dare il proprio consenso all’auto soppressione quale alternativa al dolore delle malattie e delle terapie[7].
Si manifesta altresì nei vari tempi della vita. L’azione dell’anti-guerriero si allunga sul futuro dissolvendone chi ne è il naturale portatore attraverso la promozione dell’aborto fino praticamente al parto attraverso la promulgazione di leggi che abrogano il termine massimo del tempo entro il quale è possibile interrompere una gravidanza[8], inevitabile evoluzione della legittimazione, avvenuta in Italia ormai da quasi cinquant’anni, di questa pratica distruttiva della vita nascente sino alle estreme conseguenze della recrudescenza degli infanticidi[9].
Si protende inesorabilmente sul presente individuale e familiare distruggendo il legame da sempre esistente fra relazione di coppia, matrimonio e procreazione, un legame che unisce il rapporto affettivo alla stabilità progettuale ed alla continuità abbandonando così la relazione alla instabilità emotiva del momento tanto da rendere difficile, se non impossibile, la formazione della prole all’idea della vita come edificazione graduale ed alla conseguente necessità di affrontare ostacoli, rinunce e sofferenze veicolando così l’idea che sia auspicabile per le coppie ed in particolare per le donne non dar seguito al desiderio di generare la vita[10], ingenerando nelle giovani generazioni sentimenti di disagio derivanti dall’essere stati messi al mondo[11] oppure rendendole incapaci di gestire la sofferenza tanto da desiderare di porre termine anzitempo alla propria esistenza[12].
Si estende nel presente in ambito sociale promuovendo la disgregazione di comunità concrete caratterizzate da identità, storia, culture, territori attraverso il predominio raggiunto dalla cultura della cancellazione e dall’ideologia Woke ed anche tramite dinamiche di trasferimenti di massa di popolazioni; in altri termini non la sostituzione di etnie, culture e religioni, ma l’esplosione del caos, lo scardinamento di ogni legame sociale ordinato, la polverizzazione delle comunità, l’isolamento dei singoli.
Infine contagia, avvelena il passato rovesciando il ruolo sociale rivestito dall’anziano da portatore di memoria e tradizioni meritevole di essere posto al centro delle cure di famiglie e comunità a soggetto che può essere potenzialmente espulso dalle dinamiche familiari, di produzione e consumo quando non più considerato utile oppure quando è preda di patologie invasive o terminali[13] per le quali non sembrano essere tenute in conto neanche le cosiddette cure palliative.
Minando quindi le fondamenta della vita individuale e della vita comune, l’azione dell’anti-guerriero dissolve, mira alla disgregazione senza peraltro considerare che una società in dissoluzione è una società destinata a scomparire e forse a non lasciare nulla in eredità ai posteri; viene alla mente quella sequenza scioccante di una pietra miliare della cinematografia fantascientifica distopica, “Il pianeta delle scimmie”[14], nel quale il protagonista, nel tentativo di sfuggire ad una società di primati evoluti che aveva ridotto in schiavitù una comunità umana, si rende conto con terrore di essere approdato alla Terra del futuro nel quale della società da cui proveniva era rimasta quasi esclusivamente una Statua della Libertà semi sommersa dalla sabbia.
Poiché il vero obiettivo è il caos. Depopolamento, cultura della cancellazione, sostituzione etnica, disforia di genere sono solo obiettivi intermedi, qualche volta utilizzati come spauracchi per condizionare la gente attraverso la paura, ma l’obiettivo finale è il caos, un disordine radicale, interiore, relazionale, comunitario ed internazionale, un disordine che renda le persone manipolabili, isolate ed oppresse.
Per arrestare questa devastante deriva, prima che diventi irreversibile, è indispensabile rigettare ogni possibile forma di liquidità di identità e relazioni e tornare a dare vita e corpo all’ordine interiore, familiare, comunitario e nazionale attraverso il radicamento di ciascuno nel proprio essere concreto e nella propria patria concreta; tornare al disprezzo dell’anti-guerriero e restituire al guerriero il consenso assoluto che gli spetta riconoscendo che la sua è la vera buona battaglia che deve essere combattuta.
Assumersi la missione del guerriero in questa prospettiva vuol dire sentire l’urgenza di questa restaurazione, la sua ineluttabilità affinché il proprio essere, la propria comunità, la propria patria possano continuare ad avere uno scopo, un ruolo, una dimensione ed una tradizione da trasmettere e percepire come inevitabile il conflitto con chiunque vesta i panni dell’anti-guerriero ovvero di colui che accoglie e promuove lo status quo imperante come la frontiera del progresso, l’apice della civiltà, la fine della storia. Il cattolico tradizionale ha consapevolezza che questa restaurazione per cui combattere come guerriero assume l’aspetto dell’instaurazione del Regno Sociale di Cristo e che si dovrà misurare con l’anti-guerriero che difende il contagio del regno sociale di Satana; agli occhi dell’uomo che segue la via delle virtù questa restaurazione diviene essenziale affinché relazioni, culture e tradizioni possano tornare o continuare ad essere fondate sulle virtù civili.
[1] Galati 5, 16 – 26. Si tratta del celebre brano in cui S. Paolo elenca le opere della carne che impediscono l’accesso al Regno dei Cieli e le opere dello spirito che invece conducono all’unione con Dio.
[2] Gli Esercizi Spirituali furono elaborati da S. Ignazio tra il 1522 durante il suo soggiorno a Manresa in Spagna e il 1535 a Parigi e sono considerati uno dei massimi capolavori di spiritualità cattolica; i passi relativi ai discorsi di Cristo e di Lucifero ai loro eserciti, nn. 142 e 146, sono i più significativi di questo brano.
[3] Il pensiero classico distingueva fra ciò che è bene, ciò che è male e ciò che è indifferente ed il pensiero stoico in particolare aggiungeva (Epitteto) ciò che è in nostro potere e ciò che non lo è, ma comprendeva bene cosa l’uomo virtuoso doveva abbracciare ed ove sia la differenza fra confusione e accozzamento fortuito di elementi e loro dispersione e l’unità ed ordine della provvidenza, come ha scritto Marco Aurelio nei Ricordi, Lib. VI, n. 10.
[4] Francisco Elias de Tejada, La monarchia Tradizionale, (ed. italiana Torino 1966) cap. II, n. 2; è utile riportare qui la definizione tejadiana: “Europa è meccanicismo, tendenza alla neutralità del potere, coesistenza formale di fedi, paganizzazione della morale, assolutismi, democrazie, liberalismi, guerre nazionali o di famiglie, concezione astratta dell’uomo, Società delle Nazioni, ONU, parlamentarismo, costituzionalismo liberale, protestantesimo, repubbliche, sovranità limitate di principi o di popoli. La Cristianità era, a sua volta, organicità sociale, visione cristiana del potere, unità della fede cattolica, poteri temperati, crociate missionarie, concezione dell’uomo come essere concreto, Parlamenti rappresentativi della realtà sociale intesa come corpo mistico, sistemi di libertà concrete. Ossia, malgrado l’unità postulata dal Dawson, due civiltà e due culture contrarie: Europa, la civiltà della rivoluzione; Cristianità, la civiltà della Tradizione cristiana.”
[5] Vale la pena di riportare uno studio condotto dal Williams Institute residente presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’UCLA, che analizza la popolazione «transgender» americana dal 2011, secondo il quale circa 2,8 milioni di americani di 13 anni o più si identificano come «transgender», ovvero circa l’1% della popolazione. Il Williams Institute: https://www.renovatio21.com/un-nuovo-studio-afferma-che-28-milioni-di-americani-di-eta-superiore-ai-13-anni-ora-si-identificano-come-transgender/; https://williamsinstitute.law.ucla.edu/publications/trans-adults-united-states/
[6] Ne sono un esempio significativo la riduzione a stereotipo di quei comportamenti individuali tipicamente maschili complessivamente bollati come mascolinità tossica o quei comportamenti collettivi di solito riconducibili a dinamiche familiari stigmatizzati come patriarcato.
[7] La notizia qui riportata è una fra le tante provenienti dai paesi, fra i quali primeggia il Canada, ove l’eutanasia è promossa anche come “terapia”: https://www.renovatio21.com/disabile-canadese-lamenta-pressioni-per-accettare-il-suicidio-assistito-le-sue-cure-costano-troppo/
[8] Vedi la nuova legge approvata in Massachusetts: https://www.mass.gov/news/governor-healey-signs-legislation-strengthening-abortion-protections-in-massachusetts
[9] Il clamore mediatico riscosso dall’infanticidio procurato da Lindsay Clancy contro i suoi figli sembra aver prodotto atti emulativi trasformando una persona che ha ucciso i suoi figli in un simbolo della lotta della liberazione della donna: https://www.renovatio21.com/dallaborto-alla-strage-figlicida-il-ritorno-della-strega-medea/
[10] Facendo passare per rigore scientifico una aberrazione distruttiva: https://www.vanityfair.it/news/approfondimenti/2017/11/30/sette-motivi-scientifici-per-cui-e-meglio-non-avere-figli
[11] Significativo questo caso giudiziario del capovolgimento del paradigma morale familiare: https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/05/31/non-ho-mai-acconsentito-ad-essere-qui-porta-i-genitori-in-tribunale-perche-lhanno-fatta-nascere-senza-il-suo-permesso-e-vince-la-causa/7178812/
[12] E’ il caso di Noelia Castillo, la ragazza spagnola che ha scelto l’eutanasia perché affetta da disturbi psichiatrici e da una paraplegia irreversibile con dolore cronico: https://www.renovatio21.com/noelia-e-il-sistema-della-morte/
[13] L’eutanasia praticata sistematicamente come prassi medica, sempre in Canada, paese all’avanguardia della necrocultura: https://www.renovatio21.com/eutanasia-nonna-cristiana-e-stata-uccisa-in-canada-contro-la-volonta-della-famiglia-il-racconto/
[14] Il pianeta delle scimmie, Planet of the Apes, 1968, diretto da Franklin J. Schaffner ed interpretato da Charlton Heston, Roddy McDowall e Kim Hunter.
