La scorsa settimana, dal 4 al 6 maggio, è tornato nelle sale l’ultimo capolavoro di Stanley Kubrick: Eyes Wide Shut, dal titolo enigmatico quanto il suo contenuto. Le parole, infatti, rappresentano un rovesciamento dell’espressione frasale “eyes wide open”, “occhi ben aperti”, contenente un ossimoro semantico non riproducibile in italiano, visto che l’aggettivo “wide” possiede il significato di apertura e ampiezza. Mentre nella controparte italiana con cui si può tradurre l’espressione, ovvero “occhi ben chiusi”, questa sfumatura viene meno.
Ma su cosa, esattamente, noi spettatori teniamo gli occhi chiusi? Sicuramente su una delle verità che il film ci spiattella in primo piano, ovvero come il sesso sia il motore di tutto. In primis del matrimonio, che di facciata rappresenta un modo per costruire una famiglia e dare sicurezza alla propria vita, ma che nasconde dietro un intricato groviglio di desideri proibiti, frustrazioni e sogni a occhi aperti che non si vorrebbero mai conoscere, e che molto spesso si fa finta di non vedere. Perché la verità fa paura e, per preservare la nostra sanità mentale, spesso rifiutiamo di accettarla.

Il sesso, però, in Eyes Wide Shut diventa una vera e propria forma di potere. È il linguaggio invisibile attraverso cui si stabiliscono gerarchie, si esercita il controllo e si misura la distanza tra chi domina e chi può soltanto osservare. Come svela Alice, interpretata da Nicole Kidman, quando domanda al marito Bill se ogni uomo che parla con lei lo fa con la motivazione di provare a portarsela a letto, e lui non riesce a negarlo. Dietro la superficie elegante della società borghese, Kubrick mostra un mondo in cui ogni interazione è contaminata da pulsioni sessuali, ambizione, competizione e bisogno di possesso.
Certo, nella vita quotidiana tendiamo a razionalizzare questi desideri e queste pulsioni animalesche all’interno di un vivere civile, sublimandole in fantasie astratte. Ma il film suggerisce che le élite facciano qualcosa di diverso, arrivando a istituzionalizzare le proprie pulsioni. Le trasformano in rituale, in privilegio esclusivo, in dimostrazione di status. Prima o poi queste fantasie riemergono, in modo più o meno conscio, e quando ciò accade ci sono solo due strade percorribili: reprimerle e frustrarci ancora di più, o dar loro libero sfogo all’interno di contesti in cui tutto sembra concesso.
Ed è proprio quello che accade nella celebre e inquietantissima festa in maschera, dove i potenti si radunano nel buio di ville lussuose, immersi in una liturgia oscura in cui sesso, violenza, denaro, istituzionalità e morte si mescolano in un cocktail letale. La maschera diventa allora il simbolo perfetto del potere contemporaneo: un’élite impeccabile in pubblico e completamente svincolata da ogni limite morale nel privato. Guardando oggi quelle sequenze, il collegamento con gli Epstein Files appare inevitabile (di cui abbiamo trattato in quest’altro articolo). Le ville, i circoli esclusivi, i nomi influenti, la sessualità utilizzata come strumento di dominio e di ricatto: elementi che, dopo ciò che è emerso sul caso Jeffrey Epstein, rendono il film di Kubrick ancora più disturbante.
Viene allora da chiedersi quanto Eyes Wide Shut fosse davvero una fantasia e quanto, invece, fosse una rappresentazione simbolica di dinamiche già esistenti nei salotti dell’alta società americana. Kubrick sembra suggerire che il potere assoluto non desideri soltanto il lusso o il denaro, ma anche la possibilità di sottrarsi alle regole comuni, vivendo il sesso come territorio di impunità e dominio. E ciò che inquieta maggiormente è la naturalezza con cui tutto questo appare integrato nell’ordine sociale: medici, politici, imprenditori. Figure rispettabili di giorno e presenze mascherate di notte. Anche perché ciò che emerge dai file attualmente rilasciati sembrerebbe essere soltanto la superficie di una rete molto più vasta e opaca.
Anche per questo continua ad affascinare il perfetto tempismo tra la conclusione del film e la morte del regista, scomparso prima ancora di poter vedere la sua opera nelle sale. Complottismo o semplice coincidenza? Impossibile dirlo. Ci si può basare solo sui fatti, e il fatto più inquietante è che Eyes Wide Shut ci sbatte davanti una realtà scomoda e difficilmente accettabile: la fragilità dell’individuo davanti a sistemi di potere immensamente più grandi di lui, ma anche l’impossibilità di avere davvero il controllo sulla nostra vita, su chi ci sta intorno e, molte volte, perfino su noi stessi.
E davanti a questa verità abbiamo solo due scelte: accettarla e farci i conti, con tutto ciò che comporta, oppure continuare a vivere tenendo gli “occhi ben chiusi”.
