Smartphone a scuola: nuovismo e sterilizzazione del dissenso

25/09/2017 Off Di Francesco Monticelli
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È di pochi giorni fa la dichiarazione della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli in cui apriva all’utilizzo degli smartphone da parte degli studenti in classe. Nei media mainstream pro-governativi, questa notizia è passata come l’ennesima prova del “modernismo” del governo, che apre alle nuove tecnologie: uno smacco per i luddisti che ancora si ostinano a vietare l’utilizzo del telefono in classe. Secondo la ministra, i problemi connessi all’utilizzo dello smartphone da parte degli adolescenti sono legati semplicemente all’esistenza di fake news e al fenomeno del cyberbullismo. Basta quindi “governare” questa “straordinaria opportunità” per rendere lo smartphone un “nuovo strumento didattico”.

Quello che colpisce di questa vicenda è la mancanza di consapevolezza delle reali problematiche poste dall’uso della tecnologia da parte degli adolescenti e, in particolare, del fatto che l’uso dello smartphone e l’esposizione alle piattaforme di social networking sfociano molto spesso nell’abuso e in veri e propri fenomeni di dipendenza. A questo proposito è illuminante l’intervista a Simon Sinek (con sottotitoli in italiano) pubblicata su Facebook alcuni mesi fa, in cui si parla dei problemi legati alla generazione dei “millennials“. Vale la pena di ascoltare tutta l’intervista, perché dà una prospettiva molto interessante sulla generazione di coloro che sono nati fra il 1980 e il 2000. La parte dell’intervista che interessa qui (a partire dal minuto 3:10 circa) è dedicata alla tecnologia, agli smartphone e ai “social media”, nonché agli effetti potenzialmente devastanti che possono avere sui giovani. In un passaggio in cui parla del fatto che l’uso della tecnologia può creare forti dipendenze, Sinek dice: “abbiamo limiti di età per fumare, giocare d’azzardo e per il consumo di alcolici, ma non abbiamo alcun limite per i social media e i cellulari. […] Abbiamo un’intera generazione che ha accesso a un intorpidimento che crea dipendenza causata da una sostanza chiamata dopamina attraverso l’uso di social media e telefoni cellulari durante un periodo di grande stress che è l’adolescenza”. In questa intervista Sinek mette il dito sulla piaga aperta dalla ministra Fedeli, che mostra di ignorare tutti gli studi che ci dicono che bisogna, nei limiti del ragionevole, contenere l’uso della tecnologia da parte dei ragazzi e al contrario incoraggia il loro uso a scuola, che è il luogo dove i ragazzi dovrebbero sviluppare abilità che vanno ben oltre il passivo fruire di contenuti su piattaforme il cui scopo è esclusivamente raccogliere dati da rivendere a chi ha bisogno di pubblicizzare i propri prodotti.

Più che una prova di modernismo, si tratta di un esempio dell’inadeguatezza delle nostre classi dirigenti quando si parla di tecnologia. Questa apertura, che scaturisce dal “nuovismo” per cui l’idea che l’utilizzo delle “nuove tecnologie” sia positivo di per sé, è non solo fallace, ma in questo caso si può definire scellerata. Se pensiamo ai gruppi di adolescenti che vediamo seduti su un muretto, ciascuno assorto nell’uso del proprio smartphone, viene da dire, sulla falsariga di Sinek, che gli smartphone e i social media stanno arrivando dove l’eroina non era arrivata negli anni settanta e ottanta: sterilizzare dissenso con la trasformazione di coloro che, nelle parole di Lenin, dovrebbero essere la “fiamma più viva della rivoluzione” in un’orda di zombie.