Lo zoccolo duro della nostra produzione editoriale. Consiste in libri piccoli nel formato, ma grandi nel contenuto (formato A5 o A6). Saggi che, senza nessuna pretesa accademica, offrono una visione personale e uno sguardo originale su questioni politiche, sociali e filosofiche dei nostri tempi.

Alla ricerca del Sole – Manifesto dell’Associazione Aurora (TESI IN RIGENERAZIONE)
“Il nuovo mondo comincia da te. Tu sei una cellula del primo embrione. Tu, io, tutti noi, dobbiamo divenire i creatori, autori di questo nuovo mondo.
Per questa ragione hai bisogno di sapere chi sei.”
Maria Micaela Bartolucci, Nella Terra di Mezzo – Liberarsi del liberalismo
“Ci sono solo due alternative tra cui scegliere: l’esercito di Mordor e quello di Gondor, perché noi siamo esattamente nella Terra di Mezzo.”
«Il mondo che conoscevamo è destinato a sparire, a non tornare mai più.
Dobbiamo imparare a “considerare perduto ciò che è perduto”.
Le strutture che reggevano la nostra convivenza sono tarate irrimediabilmente e condannate a consunzione finale: il sistema del welfare, i diritti delle carte costituzionali, il sistema dei valori e delle relazioni umane. Chi può credere che possano tornare come prima?
Il futuro sarà una cosa nuova, tutta sconosciuta e diversa.
Il futuro dovrà interamente essere ideato e costruito da noi.
È come quando ci si imbarca e si lascia la terra alle nostre spalle, terra dove sappiamo che non si tornerà mai più.
Siamo a questo punto in mare aperto: ovunque si guardi non si vede alcun approdo ma solo mare.»
(Dall’Introduzione di Giulio Moscatelli)


Yuri Di Benedetto, Mishima. Un figlio del sole (con i contributi di Federico Goglio e Lorenzo A. Angelaccio)
“Tutt’intorno, vasto e disordinato, si stendeva il paese di cui si addolorava. Per questo avrebbe dato la vita… Il suo era un campo di battaglia senza gloria, un campo di battaglia dove nessuno poteva compiere gesta di valore: era la prima linea dello spirito.”
«Il testo che avete appena letto analizza la filosofia e il “linguaggio del corpo” tanto caro a Mishima, ponendo in correlazione lo spirito Nipponico con quello Mediterraneo, entrambi fortemente Solari. Ma che ne è dello Spirito nella nostra società contemporanea?»
(Dalla postfazione di Lorenzo A. Angelaccio)
Veronica Duranti, I ragazzi dell’Anno Zero (introduzione di Enzo Pennetta e postfazione di Tyler Ov Gaia)
“Il 2020 è stato l’Anno Zero, il momento in cui è iniziata una fase di transizione che non sappiamo dove condurrà né quali esiti avrà. Non lo sappiamo noi e probabilmente non lo sanno con certezza nemmeno le dirigenze dei Paesi protagonisti di questo processo.”


Ludovico Feola, Ernst Jünger. Il soldato alchemico (introduzione di Yuri Di Benedetto)
Jünger di tempo se ne intendeva e visse veloce – corse tra proiettili e visioni, abbracciò l’ebbrezza del pericolo nelle trincee della Grande Guerra, indagò l’essenza della tecnica, del potere e dell’individuo nel turbine del XX secolo. Ma morì vecchio – testimone lucido di un secolo che bruciava, centenario e distaccato, osservatore aristocratico del mondo in rovina e rinascita. Nel suo stile, vivere veloce non fu distruzione, ma intensità: vivere acutamente, profondamente, fino a distillare il tempo stesso.
Vincenzo Pellegrino, E-Files. La ritualità malata del potere (prefazione di Valentina Ferranti)
“L’Occidente ha trascorso così tanto pensando che il male non esistesse più, che ormai non crede più nemmeno alla sua esistenza.”


Vincenzo Pellegrino, Impero. Una necessità storica (introduzione di Davide Fini, postfazione di Lorenzo Maria Pacini)
“Cos’è la Patria, se non una promessa di impero?”
Nel mondo del 2026 gli imperi non sono scomparsi: si sono trasfigurati in ordini concorrenti che si contendono il senso stesso dello spazio globale. Oltre la facile equazione tra “impero” e “imperialismo”, emerge in questo testo la visione di un principio universale capace di armonizzare diversità senza annullarle, di proiettare un ordine condiviso che trascende i confini nazionali.
L’Italia, erede dell’universalismo romano, si trova oggi al bivio mediterraneo: restare soffocata da un vincolo europeo che ne mortifica la vocazione, o pronta a riscoprire la propria centralità civilizzatrice?
La Patria non è nostalgia di confini. È tensione verso l’universale.
