Figure di donna. Libertà nel corpo tra arte, bellezza e seduzione
Figure di donna. Libertà nel corpo tra arte, bellezza e seduzione

Figure di donna. Libertà nel corpo tra arte, bellezza e seduzione

Di Christian Trevisti

La libertà non può fare a meno della seduzione. Non è un’innovazione nichilista della società post-moderna: è piuttosto quel che da secoli viene insegnato dalle grandi opere di Artemisia Gentileschi, Carlo Bononi e Morazzone; è, in tempi più recenti, quanto è stato mostrato da Gabriele D’Annunzio e da Luisa Casati Stampa di Soncino. Ed è proprio a questa forma di fusione viscerale con la corporeità e la bellezza che è dedicata la mostra Figure di Donna, organizzata presso il Castello dei Clavesana di Borgo Castello ad Andora (SV).

La mostra è stata inaugurata il 10 agosto, con ‘lectio magistralis’ di Vittorio Sgarbi. La mostra, nell’opinione del noto critico d’arte, celebra la presenza del corpo femminile nell’arte italiana. «Siano esse divinità, figure letterarie o mitologiche, sante, blasfeme o nobildonne, tutte queste donne hanno in comune l’intraprendenza e la sensualità. I molti volti della bellezza», ammonisce Sgarbi, «non debbono richiamare la vertigine predatoria del Leporello del Don Giovanni di Mozart. Sono piuttosto figure, parvenze, al pari delle apparizioni dantesche descritte da Auerbach. Sono capaci di rappresentare e annunciare qualche altra cosa, in cui possiamo riconoscere noi stessi».

Figure di Donna, nel proporre modelli sobri e classici, si rende paradossalmente espressione di una rivolta contro due modi diversi di brutalizzare il corpo: da un lato il moralismo della vecchia teologia para-gnostica, ormai fuori luogo anche nella più conservatrice delle parrocchie, eppure dura a morire nell’inconscio collettivo; dall’altro il materialismo dei calendari eroticie della pornografia online, dove il corpo della donna viene ridotto a mero strumento per il piacere maschile.

Centrale è la Cleopatra di Artemisia Gentileschi, artista seicentesca notoriamente amata da Vittorio Sgarbi. La Cleopatra, precedentemente attribuita erroneamente al riminese Guido Cagnacci, mostra la regina d’Egitto venir morsa da un aspide. «Il suo realismo è assoluto, imminente, senza nessuna concessione lirica o intimistica», spiega Sgarbi, «raramente un nudo ha rinunciato nelle forme e nella posa a ogni esterna gradevolezza. Noi, di questa Cleopatra, sentiamo gli odori, il sudore, la puzza: una Cleopatra mai meno regale. Una donna e basta, corpo prima che anima, esistenza prima che essenza».

Viene concesso spazio anche all’arte del primo Novecento, attraverso il sensualissimo ritratto della Marchesa Luisa Casati Stampa di Soncino. Nel ritratto, realizzato da Renato Bertelli negli Anni Venti, un vaso è trasformato nel primo piano della Marchesa.

«L’arte», dice Sgarbi, rivendicando il ruolo delle donne nell’identità estetica italiana, «è femminile per definizione».

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